NYIFFaces di Alberto Moretti

Posted By on 18 maggio 2012

Archana Vallabhaneni

Siamo oramai alla seconda mostra di Alberto Moretti al NYIFF (New York Indian Film Festival). Quest’anno l’esposizione, oltre a riproporre i lavori già esposti durante la passate edizione, è arricchita di numerosi nuovi scatti (ben 28 in più, alcuni dei quali erano già confluiti nella personale di Moretti a Trieste) e si presenta in una formula innovativa: la galleria di fotografie, infatti, è virtuale. L’intelligente scelta di mettere on-line la mostra va incontro all’esigenza di permettere al più vasto pubblico possibile di visitare l’esposizione ed entrare così in contatto con il lavoro del fotografo friulano, senza dover necessariamente recarsi a New York. Potremmo dunque dire che questa è una mostra senza confini, se non i confini determinati dall’accesso alla rete internet.

L’esposizione è corredata da un’introduzione in cui Moretti individua e contestualizza le due tematiche essenziali che costituiscono l’anima del suo lavoro: lo spazio, il tempo. Il nome dei vari personaggi fotografati compare cliccando su ciascuna foto.

Per questo progetto, Alberto Moretti ti è avvalso della collaborazione della giovane fotografa Giulia Iacolutti.

Non mi resta dunque che augurarvi una felice visione al seguente link.


“Orienteering”, una summer class sul cinema dell’Asia

Posted By on 11 maggio 2012

Ecco una bella iniziativa organizzata dal COE – Centro Orientamento Educativo e il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina. Da venerdì 20 a domenica 22 luglio 2012, presso la sede del COE di Barzio (Lecco), si terrà la terza edizione della SUMMER CLASS estiva e residenziale.

Quest’anno l’attenzione va al cinema asiatico, con un percorso dal titolo ORIENTEERING – districarsi nelle nuove tendenze del cinema d’Asia.

La proposta è aperta a studenti universitari, docenti e insegnanti, mediatori culturali, operatori del settore e a tutto il pubblico del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano. È richiesto un contributo di 200 euro per vitto + alloggio + corso. Per gli studenti universitari è possibile avere accesso ad una riduzione di 100 euro. Verrà inoltre garantito uno spazio bambini per i figli dei corsisti che ne abbiano necessità. Il programma dettagliato sarà disponibile a breve.

Per informazioni e iscrizioni contattare, specificando in oggetto “ISCRIZIONE SUMMER CLASS”: Prashanth Cattaneo, Tel.: 02.6696258, email: p.cattaneo@coeweb.org

Qui alcuni riferimenti: COE, Via Lazzaroni 8, 20124 Milano, il blog, facebook.

E qui il flyer.


9 maggio: conversazione sul buddhismo (indovinate chi parla?)

Posted By on 7 maggio 2012

Oggi voglio farmi un po’ di pubblicità. Dato che ho appena finito di partecipare al bel convegnoPerché guardare a Oriente, organizzato dall’amico Pietro Piro, mi è stato chiesto di fermarmi ancora un po’ in sicilia e prestarmi ad un’esperienza interessante, che avrà luogo il 9 maggio alle 18.30, preso la Libreria Caffè Punto 52 (via Belvedere 52, Termini Imerese, PA). Si tratta di un incontro-conversazione sul buddhismo, del tipo “domande-e-risposte”. Qui di seguito, l’intestazione dell’incontro:

te kālena kālaṃ upasaṅkamitvā paripucchati paripañhati
“di tanto in tanto, dopo essersi avvicinato, li interroga e li consulta”
Conversazione sul Buddhismo Indiano
Con
Krishna Del Toso
Università di Trieste

Queste sono invece alcune note introduttive: 

Nell’incontro tra Oriente e Occidente, in Europa e America il buddhismo ha da sempre esercitato un potere altamente seduttivo, principalmente a causa della sua natura ibrida, che lo colloca in uno spazio di confine tra filosofia e religione. La vocazione filosofica del buddhismo fa sì che gli assunti dogmatici siano qui stemperati o, meglio ancora, sottoposti a disamina allo scopo di sondarne la tenuta teoretica e di coniugarne la formula alle esigenze culturali di volta in volta attuali. La vocazione religiosa del buddhismo, invece, restituisce un orizzonte entro il quale, accanto all’indagine teorico-filosofica, trova posto la pratica attiva dei principi della morale e dell’etica.

Parlare della dottrina, ovvero parlare la dottrina, mantenerla vitale in un contesto dialogico e dialogante, è il modo con cui in India Siddhattha Gotama, novello Buddha, iniziò a raccogliere attorno a sé il primo sparuto gruppo di discepoli sulle rive del Gange a Benares. Al giorno d’oggi, a più di 2400 anni di distanza, i milioni di buddhisti in tutto il mondo attuano la trasmissione del sapere seguendo lo stesso metodo: l’esposizione della dottrina da parte del maestro, l’interrogazione da parte dei discepoli, la conseguente pratica sulla via che conduce alla liberazione… finché il discepolo diviene a sua volta maestro.

Quale migliore occasione, dunque, può essere trovata, al fine di affrontare i vari aspetti del buddhismo – la filosofia, l’etica, la pratica –, se non una conversazione aperta, in cui i ruoli dell’interrogante e dell’interrogato necessariamente sono di volta in volta ridefiniti, rimodulati in vista del comune e condiviso slancio verso una conoscenza intelligente e critica?

Per finire, qui trovate la locandina.


5 e 6 maggio: perché guardare a Oriente?

Posted By on 1 maggio 2012

Il Seminario Popolare sul Pensiero dell’Estremo Oriente, giunto alla 4ª Edizione, si terrà a Termini Imerese (PA) sabato 5 e domenica 6 Maggio 2012. La giornata si terrà presso la Sala Conferenze, Chiesa Maria Santissima della Misericordia, Via Mazzini, e avrà come titolo: “Perché guardare a Oriente?“.

Differentemente dalle passate edizioni, in cui i relatori hanno esposto le loro relazioni su temi differenti, quest’anno si cercherà di dare molteplici risposte ad un’unica domanda. Ognuno, a partire dalle proprie competenze e dai propri interessi, cercherà di chiarire, in modo semplice e “popolare”, perché è necessario conoscere e approfondire il tema a lui caro, legato ad un aspetto del pensiero Orientale (musica, arte, filosofia, storia, scienza, economia, etc). In questo modo, si cercherà di trovare ragioni vitali, e non esclusivamente accademiche o commerciali, per accostarsi all’Oriente. Il tentativo è quello di avvicinare quante più persone possibili ad una cultura che rimane, nonostante l’accelerazione dei ritmi globalizzanti, relegata in secondo piano e ristretta o al cerchio magico degli specialisti o esposta alla banalizzazione del pensiero unico. Si cercherà dunque, di offrire delle risposte che possano essere un vero punto d’inizio per chi, spesso carico di pregiudizi, si accosta per la prima volta ad un mondo così complesso e affascinante. La sfida non è semplice. Si tratta non di esporre una teoria preconfezionata, quanto di aprirsi al dialogo interrogante e stabilire insieme una ragione superiore e condivisa.

Scarica qui il programma.

Per informazioni: Seminario Popolare sul Pensiero dell’Estremo Oriente, Via Castellana n°2, Termini Imerese (PA) 90018, Italy; e-mail: orienteinnoi@libero.it


Una cena tibetana a Pordenone per “Himalayan Aid”

Posted By on 27 aprile 2012

L’associazione La Via del Risveglio organizza la Seconda Cena Tibetana di Beneficenza, con i monaci tibetani Gheshe Janchup Gyaltsen Lama e Tenzing Lobsang. La serata filantropico-gastronomica si terrà sabato 5 maggio alle ore 19.30 a Nave di Fontanafredda (Pordenone), in Via Lirutti, presso la struttura parrocchiale adiacente al Chiesa. La cena è un’occasione per conoscere e supportare il progetto Himalayan Aid, che va in aiuto ai bambini monaci dei monasteri  buddhisti Pelgyeling a Kathmandu (Nepal) e Shartse Norling in Karnataka (India). Per motivi organizzativi la prenotazione è obbligatoria.

Per informazioni e prenotazioni: Nicoletta 347 0369696

Qui sotto la locandina e… buon appetito a tutti!


Dal 26 aprile in libreria “Una casa di petali rossi”, romanzo d’esordio di Kamala Nair

Posted By on 24 aprile 2012

Kamala Nair, Una casa di petali rossi, Editrice Nord, Milano 2012, pp. 384, € 16,60.

È mattina presto quando Rakhee esce di casa, diretta all’aeroporto. Dietro di sé, lascia un uomo addormentato, un anello di fidanzamento e una lunga lettera. Ma soprattutto lascia un segreto. Un segreto che lei e la sua famiglia hanno custodito per anni. Un segreto che sembrava ormai sepolto sotto la polvere del tempo.

Il segreto di Rakhee ha radici lontane ed è legato all’estate del suo primo viaggio in India, a un mondo illuminato da un sole accecante oppure annerito da cortine di pioggia, a una vecchia casa quasi troppo grande da esplorare, a cibi intensamente saporiti e colorati, a zie vestite con sari sgargianti, a cugine chiassose e ficcanaso, e a un giardino lussureggiante, nascosto dietro un alto muro di cinta…

Allora Rakhee era troppo giovane per sopportare il peso della sua scoperta, ma non è mai riuscita a dimenticarla e adesso, proprio mentre la vita le regala promesse di gioia, comprende che è arrivato il momento di dire la verità, anche se ciò significa perdere tutto, compreso l’amore. Tocca a lei abbattere le mura di quel giardino che la sua famiglia ha così caparbiamente difeso. Tocca a lei trovare la chiave per aprire la casa di petali rossi…

Come un prisma che riflette i colori, gli odori e i sapori delle emozioni, questo sorprendente romanzo dispiega le infinite sfumature dei sentimenti umani e le ricompone nella storia di Rakhee, per rivelare come sia sempre possibile spezzare le catene del passato e aprirsi con slancio a ciò che il futuro può offrire.

Kamala Nair è nata a Londra, ma ha vissuto fin da piccolissima negli Stati Uniti. Dopo essersi laureata presso il prestigioso Wellsley College, è tornata in Europa per proseguire gli studi, prima a Oxford, poi al Trinity College di Dublino, dove ha conseguito un master in scrittura creativa. Attualmente vive a New York.

L’autrice sarà a Milano il 26 e 27 aprile per incontrare la stampa in occasione dell’uscita del libro.

I link: sito del libro, scheda dell’editore, pagina Facebook, sito dell’autrice.


Dalla Cina due curiosità… in breve

Posted By on 18 aprile 2012

1) Chi ha detto che la vita da studenti non può diventare un business?

Due studentesse del primo anno della Hubei University of Education hanno da pochi giorni avviato a Wuhan un’attività in cui offrono il loro tempo a pagamento. Zhao Xiaofang e Zou Junjie, ispirate dall’esperienza di Zhao che durante le vacanze ha aiutato suo zio a traslocare, hanno deciso di vendere il proprio tempo libero. I servizi offerti riguardano per lo più la gestione di problematiche tipiche dei loro compagni di college e legate alla vita del campus. Ad esempio l’acquisto di vestiti, la gestione degli appuntamento con gli amici, prendere appunti dettagliati in caso di assenza e così via. Le tariffe variano da 2 a 10 yuan all’ora, a seconda del tempo richiesto, della distanza dall’incarico e della difficoltà della mansione. Le due studentesse anno già ricevuto sei prenotazioni dall’avvio della loro attività.

2) Medici nello spazio

La Cina ha costruito il suo primo laboratorio nazionale di studi in medicina aerospaziale. Il primato è stato affermato anche da Li Yinghui, uno scienziato del progetto China Manned Space Engineering. Il Ministero della Scienza e Tecnologia cinese ha affermato che la struttura servirà a fornire un significativo avanzamento nella ricerca in medicina applicata durante le missioni spaziali. Martedì 10 aprile il Ministero ha inaugurato la struttura, la cui costruzione ha avuto inizio nel settembre del 2009. Il laboratorio si trova nel Centro Astronautico della Cina, nella Beijing Aerospace City.


L’uomo verde dell’Assam

Posted By on 10 aprile 2012

Questa è la storia di un uomo che a ridosso dei suoi 50 anni può vantare il fatto di aver riportato la fertilità in una zona del mondo che era stata devastata. Si tratta di Jadav Payeng, che praticamente da solo ha piantato e fatto crescere una foresta su un’enorme banco di sabbia nel bel mezzo del fiume Brahmaputra nel distretto Jorhat dell’Assam. Lo sforzo di Payeng, noto tra la popolazione locale come “Mulai”, dura da 30 anni, nel corso dei quali ha rimboschito una superficie di circa 550 ettari. Di recente il lavoro di Payeng è stato – giustamente! – definito come “esemplare” dal Forest Department dell’Assam.

Jadav "Mulai" Payeng

L’opera di Mulai iniziò nel lontano 1979, anno in cui delle violente inondazioni distrussero quasi interamente l’areale forestale di Aruna Chapori, ad una distanza di 5 Km da Kokilamukhnel, nel distretto di Jorhat. All’epoca Mulai aveva 16 anni ed ora, che ne ha 47, racconta: «i serpenti sono morti per il caldo, perché non avevano nessun albero sotto cui ripararsi. Mi sedetti e piansi sopra le loro carcasse senza vita. È stata una carneficina, così ho allertato il dipartimento forestale e ho chiesto loro se in quel punto potevano crescere alberi. Non mi hanno saputo dire nulla, ma intanto mi hanno suggerito di fare un primo tentativo con i bambù e così ho fatto. Non c’era nessuno ad aiutarmi, nessuno era interessato». Tuttavia, dopo i suoi primi sforzi in solitaria, nel 1980 la divisione forestale del quartiere Golaghat varò un programma di messa a dimora di alberi su 200 ettari.

Gunin Saikia, funzionario forestale attualmente di stanza nel distretto di Sivsagar, ha ricordato che «Mulai è stato uno degli operai che hanno lavorato al nostro progetto, il quale fu completato dopo cinque anni. Egli però ha scelto di continuare a seguirlo, anche dopo il completamento, mentre gli altri hanno abbandonato». Mulai non solo ha curato le piante, ma ha continuato a piantare più alberi, ed il suo sforzo ha lentamente trasformando l’area in una grande foresta. «Questa è forse la più grande foresta nel mezzo di un fiume» ha dichiarato Saikia.

Il dipartimento forestale ha pianificato di lanciare un altro programma di piantagione quest’anno nella stessa zona, ha fatto notare Saikia, che non manca di sottolineare come vi sia ampio spazio per estendere la foresta di altri 1.000 ettariQuesta boscaglia, infatti, sta attirando un po’ tutti: non solo i turisti iniziano ad affollare in massa i boschi, ma anche un famoso film-maker britannico, Tom Robert, due anni fa vi si è recato per girare uno dei suoi film. E ciò significa, ovviamente, reddito alle popolazioni locali.

Un elefante nella foresta di Mulai

Ma tornando agli aspetti più “verdi”, va detto che la foresta, nota in assamese come “Mulai kathoni” o foresta di Mulai, è col tempo divenuta la dimora di quattro tigri, tre rinoceronti, oltre un centinaio di cervi e conigli, e poi scimmie e innumerevoli varietà di uccelli, tra cui un gran numero di avvoltoi. Un gruppo di circa 100 elefanti visita regolarmente la zona ogni anno e in genere vi rimane per sei mesi, e ben 10 piccoli d’elefante sono nati qui negli ultimi tempi.

Tra le specie vegetali, l’area annovera parecchie migliaia di essenze autoctone tra i quali il valcol, l’arjun, l’ejar, il goldmohur, il koroi, il moj e l’himolu. Ci sono anche alberi di bambù che coprono una superficie di oltre 300 ettari.

Gli sforzi di Mulai hanno catturato l’attenzione del dipartimento forestale solo nel corso del 2008 quando un gruppo di funzionari si recò alla zona in cerca di un branco di 115 elefanti che si era nascosto nella foresta dopo aver danneggiato alcune proprietà degli abitanti del villaggio a Aruna Chapori, a circa 1,5 km dall’areale verde.

«I funzionari sono stati sorpresi di vedere una foresta grande e fitta e da allora il dipartimento sta mostrando interesse per la sua conservazione, compiendo regolari visite al sito», fa notare Mulai, che nel frattempo si è costruito una piccola casa nei pressi della riserva dove vive con la sua famiglia che comprende moglie, due figli e una figlia. Mulai si guadagna da vivere vendendo il latte di mucche e bufali che alleva. Egli, però, avanza anche una critica. Il governo dello Stato, infatti, finora non gli ha fornito alcuna assistenza finanziaria per svolgere la sua “missione”, fatta eccezione per il dipartimento forestale che ogni tanto gli fornisce alberelli da mettere a dimora. Questo rimprovero potrebbe sembrare fin troppo “di parte”, se non fosse che la presenza di Mulai nei paraggi dell’area verde è davvero determinante per la tutela e salvaguardia delle specie animali e vegetali.

Ad esempio, come ricorda Atul Das, responsabile guardaboschi, «pochi anni fa i bracconieri hanno cercato di uccidere i rinoceronti che vivono nella foresta ma non sono riusciti nel loro intento poiché Mulai ha avvertito gli ufficiali del dipartimento e subito i nostri funzionari sono entrati in azione e hanno sequestrato vari strumenti utilizzati per catturare gli animali». Negli ultimi mesi Das, insieme ad altri del suo staff, si sono accampati nella zona al fine di prevenire o scongiurare qualsiasi tentativo da parte dei bracconieri di abbattere i rinoceronti.

Le cose, poco alla volta, si stanno mettendo molto bene per il futuro di questa zona. Infatti, Pranon Kalita, leader dell’Asom Jatiyatabadi Yuva Chatra Parishad (qui la pagina Facebook) del distretto di Jorhat, ha dichiarato: «stiamo convincendo il governo dello Stato ad avviare le misure necessarie per dichiarare la zona un piccolo parco della fauna selvatica». Kalita ha inoltre aggiunto che lo stesso B.K. Handique, originario di Jorhat, membro del Parlamento ed ex ministro, sarebbe sul punto di considerare la questione e portarla al dipartimento ministeriale preposto al fine di velocizzare la ridestinazione dell’area a parco faunistico.

Alla luce di tutto ciò, il cauto ma propositivo Mulai avrebbe affermato: «se il dipartimento forestale mi promette di gestire la foresta in un modo migliore di quanto ha fatto sinora, andrò in altre zone dello Stato per avviare progetti simili».

Tanti auguri a Mulai e ai suoi futuri progetti, allora!


Il “nuovo” dinosauro cinese

Posted By on 5 aprile 2012

Ricostruzione grafica del Yutyrannus Huali, a confronto con il ben più piccolo Beipiaosaurus

In Cina è stato recentemente scoperto il fossile di un tirannosauro che risulta essere il più grande dinosauro piumato mai rinvenuto, e che raggiunge i 9 metri di lunghezza e un peso superiore a 3.000 chili.

Anche se più piccolo del Tyrannosaurus Rex, un esemplare adulto di questa nuova specie, chiamata Yutyrannus Huali – che significa “tiranno bellamente piumato” –  si stima pesasse fino a 40 volte il peso del più grande dinosauro piumato noto in precedenza, il Beipiaosaurus, che è stato descritto nel 1999.

Il ricercatore Xing Xu, dell’Accademia cinese delle Scienze di Pechino, ha infatti affermato che «il Yutyrannus aumenta notevolmente il limite di dimensioni dei dinosauri che abbiamo prova definitiva fossero piumati».  Xing Xu continua: «è possibile che le piume fossero molto più diffuse, almeno tra i dinosauri carnivori, di quanto la maggior parte degli scienziati avrebbe mai potuto immaginare fino a pochi anni fa».

L’équipe di ricercatori che ha fatto la scoperta ha rinvenuto tre fossili ben conservati in uno scavo nella provincia di Liaoning, nel Nordest della Cina, nello stesso sito in cui Xiang Xu e colleghi avevano già scoperto fossili di Beipiaosaurus.

Il gruppo di dinosauri della specie Tyrannosauroidea, a cui appartiene anche l’enorme Tyrannosaurus Rex, ha vissuto per più di 100 milioni di anni, dal Mediogiurassico (circa 180 milioni di anni fa) fino all’estinzione della specie, avvenuta alla fine del Cretaceo, circa 65 milioni di anni fa.

Il fossile del cranio del Yutyrannus Hiali

Dallo studio dei fossili gli scienziati ritengono che questo gruppo si sviluppò a partire da piccoli dinosauri piumati fino ad evolversi in grandi lucertole squamose solo in epoche più tarde, nel Cretaceo. Il Yutyrannus Huali è il primo esempio di questo tipo di sauride piumato di grandi dimensioni databile al Cretaceo.

«Le piume di Yutyrannus erano semplici filamenti», ci informa Xu. «Erano più simili al piumino iursuto ma soffice di un attuale pulcino che alle piume rigide di un uccello adulto». I filamenti di piume, simili a capelli, erano lunghi circa 15 centimetri e probabilmente ricoprivano la maggior parte del corpo dell’animale.

Le piume non avevano nessun uso per il volo, viste le dimensioni del Yutyrannus, ma servivano per regolare la temperatura corporea, un adattamento davvero interessante nei dinosauri, dato che essi sappiamo essere stati animali a sangue freddo.

«Da lungo tempo si è girato attorno all’idea che queste primitive piume servissero per l’isolamento termico piuttosto che per il volo» – ha commentato il ricercatore Corwin Sullivan, paleontologo presso l’Accademia Cinese delle Scienze – «tuttavia, gli animali di grossa corporatura in genere possono trattenere il calore abbastanza facilmente, e in realtà dovrebbero avere più problemi relativi piuttosto al surriscaldamento. Questo rende il Yutyrannus, che è grande e fortemente piumato, un po’ una sorpresa».

La spiegazione potrebbe essere connessa al clima, dicono i ricercatori. Sebbene il Cretaceo fosse generalmente molto caldo, nondimeno il Yutyrannus visse durante la parte centrale del Cretaceo Inferiore, quando le temperature si pensa siano state più fredde rispetto al Tardo Cretaceo, l’epoca in cui fiorì il T. Rex. Sulla base di queste osservazioni, la scoperta di un sauride piumato e carnivoro, e più antico ad esempio del T. Rex, suggerisce anche che i tirannosauri abbiano svolto un importante ruolo di grandi predatori da ben prima di quanto sinora si pensasse.


Artigianato giapponese e fotografie dalla Cina in due eventi

Posted By on 28 marzo 2012

1) Da ieri e fino al 9 aprile, per Artigianarte 2012 a Monza, saranno in mostra i lavori degli alievi del TASK (Traditional Arts Super College of Kyoto). Si tratta di un’esposizione d’artigianato in ceramica, metallo, carta, legno urushi decorato e laccato, intreccio di bambù, legno intagliato. Materiali tradizionali riletti alla luce di un design moderno ed adatto ai gusti della moda attuale.

Il TASK, fondato nel 1983, si è velocemente imposto come una delle più importanti scuole di artigianato giapponese e nel 2011 è diventato la prima Università dell’Artigianato in Giappone.

«Questa mostra rappresenta un punto importante a salvaguardia dei prodotti di artigianato d’eccellenza: botteghe e saperi che si tramandano in tradizioni millenarie, ma che nella nostra epoca rischiano di sparire - commenta Gabriele Radice, Art Director di MIA Ente Mostre - L’obiettivo di questo progetto è anche dare un’immagine diversa del Giappone rispetto a quella che emerge sempre su alcuni temi (la tecnologia, la modernità, i manga, i videogiochi e mode come il cosplaying). Qui si parte da un punto di vista estremamente tradizionale per rivisitarlo». 

Orari: da martedì a venerdì dalle 16 alle 19; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Ingresso libero

2) Ha invece inaugurato sabato 24 marzo, e rimarrà visitabile fino a domenica 22 aprile presso la Galleria fotografica “Luigi Ghirri” di Caltagirone, la mostra fotografica Made in China, di Davide Di Pasquale.

Si tratta di un viaggio in 40 scatti nel cuore di un Celeste Impero oramai (dis)articolato tra passato e presente, tra presente e futuro, tra tradizione e innovazione (è indubbiamente questo l’approccio “attuale” che accomuna la più parte delle mostre fotografiche dedicate alla Cina, e che merita la pena di essere ulteriormente indagato ed approfondito). Attori di questo percorso di scoperta sono colori e volti, ritmi e gesti, architetture, dettagli e paesaggi.

Orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Ingresso libero.


Tra pochi giorni “Sarva Yoga International” ad Assisi

Posted By on 22 marzo 2012

III CONGRESSO MONDIALE DI YOGA TRADIZIONALE
SARVA YOGA INTERNATIONAL – Assisi, 29 marzo/1 aprile 2012

Tra pochi giorni inizia ad Assisi il Congresso di Sarva Yoga International sulla Meditazione.
Maestri delle più importanti scuole dell’India e pionieri dello yoga in Occidente saranno presenti con i loro insegnamenti sul tema della meditazione che rappresenta il cuore stesso di tutti i percorsi dello yoga e delle tradizioni spirituali.
Saranno presenti:
– la tradizione della Divine Life Society fondata da Swami Shivananda, che ha ispirato generazioni di maestri e le maggiori scuole di yoga contemporanee
– la tradizione di Sri Aurobindo, il profeta della nuova società e nuova era nelle coscienze
– la tradizione della grande Santa dell’India Ma Ananda Moy
– la guida spirituale del Parmarth Niketan Ashram, conosciuto in tutto il mondo per la sue cerimonie e per gli aiuti umanitari, l’impegno sociale e ambientale
– la grande tradizione di mistici ed educatori della Ramakrishna Mission
– la tradizione classica e scientifica del Kaivalyadhama di Lonavla
Parteciperanno anche gradi pensatori e filosofi, esperti del pensiero cristiano, del buddhismo, sanscritisti ed esperti di Patanjali, docenti universitari e medici esperti di ricerca scientifica sulla meditazione.
Si potranno incontrare tutti questi Maestri e specialisti insieme, seguire i loro insegnamenti e avere anche contatti più stretti con ognuno di loro durante i laboratori. Si praticherà lo Hatha Yoga e la meditazione.
La meditazione sarà al centro del programma delle serate con un concerto di canto gregoriano antico eseguito dal maggiore esperto del suono e cantante di fama mondiale, e una recitazione meditata della Bhagavad Gita, con musica dal vivo e la realizzazione di un’opera pittorica dal vivo.
Saranno giorni intensi e ricchi di esperienze per ogni praticante di yoga che desidera contattare l’autentica tradizione dello yoga, un’esperienza di crescita e di approfondimento per ogni insegnante di yoga che desidera consolidare e approfondire le proprie conoscenze e la propria crescita.
Sarà l’incontro sulla e nella meditazione.
Per chi non può partecipare alle quattro giornate è prevista anche la partecipazione al weekend.

Per info: info@sarvayoga.org

(comunicato stampa)


Sei di Vadiya… allora ti sposo!

Posted By on 14 marzo 2012

Si tratta di un matrimonio di massa, con tanti colori e tante coppie giovanissime. L’evento, tenutosi nel villaggio di Vadiya nello stato occidentale del Gujarat (a circa 210 km da Ahmedabad), è stato organizzato dal Vicharata Samuday Samarthan Manch (VSSM), un gruppo no-profit che lavora con le comunità emarginate nomadi. Le spose, tutte di 18 anni o poco più, come si vede dai vari reportage fotografici (uno lo trovate qui, un altro qui) erano vestite in sari colorati, gli sposi in abito bianco e turbante, e una torma di suonatori di tamburo accompagnava le nozze.

Un momento della cerimonia

Ma perché parlare di un matrimonio di massa, che è una pratica così comune in India, soprattutto nelle zone rurali dove in questo modo le varie coppie riescono ad abbattere notevolmente i costi pro capite della cerimonia? Beh, perché questo matrimonio collettivo ha qualcosa di speciale: una nobile ragion d’essere. Infatti, le donne del villaggio di Vadiya per generazioni si sono procurate di che campare prostituendosi (beninteso, non che lo volessero loro! In realtà è ben noto che sono gli uomini ad incassare i proventi della prostituzione forzando le donne a vendersi al miglior offerente). La cerimonia nuziale, dunque, rappresenta un tentativo di interrompere il ciclo dello sfruttamento sessuale femminile: così spiega la signora Mittal Patel del VSSM. «Il matrimonio significa che le ragazze saranno salvate dalla professione tradizionale della prostituzione», continua Mittal Patel, «quando una ragazza si sposa o si fidanza non può più essere forzata a far commercio di sé». Per tale motivo, oltre alle giovani spose, altre 12 ragazze di età inferiore ai 18 anni si sono ufficialmente fidanzate durante la cerimonia. Purtroppo, però, tre fidanzamenti sono stati annullati perché i rispettivi ragazzi non si sono presentati.

La Patel ha sottolineato che con il suo gruppo ha lavorato per cinque anni a stretto contatto con le comunità locali, trovando giovani disposti a sposare le ragazze «costruendo un rapporto di fiducia tra loro». Un bel traguardo, data la reputazione che da generazioni le donne di Vadiya – per dir così – “coltivavano”, reputazione che ha reso Vadiya il “villaggio delle prostitute” (così viene chiamato). Mittal ha fatto notare che nessuno, prima del maxi matrimonio, aveva mai pensato di prendere in moglie una donna che venisse da lì.

Il matrimonio è stato un successo: circa 3.000 persone hanno partecipato ai festeggiamenti, accogliendo l’invito ufficiale a presenziare alla cerimonia. Uno dei rituali di nozze è stato officiato da J.B. Vora, un alto funzionario del distretto, che ha anche consegnato personalmente i regali alle coppie. Egli, durante il suo discorso d’apertura del cerimoniale, rivolgendosi agli ospiti presenti, ha significativamente rimarcato il fatto che «questo è un evento storico che sta per portare un enorme cambiamento sociale nella vita delle donne del villaggio di Vadiya».

Che dire? In questo caso, bravi tutti!

Guarda qui il servizio di una tv locale.


Storia della fotografia in Cina… in un libro

Posted By on 11 marzo 2012

Marco Meccarelli, Antonella Flamminii, Storia della fotografia in Cina. Le opere di artisti cinesi e occidentali, Ed. Novalogos, Aprilia 2011, pp. 304, € 27.00, ISBN 978-88-97339-04-5.

Com’è nata e come si è diffusa la fotografia in Cina? Marco Meccarelli, orientalista e Antonella Flamminii, storica dell’arte, propongono in questo volume dal ricco apparato iconografico un’indagine storica sulla nascita e sul divenire della fotografia in Cina fino al 1979. Si tratta del primo contributo italiano al dibattito internazionale, condotto mediante un innovativo metodo critico, che affronta parallelamente l’uso dell’immagine da parte di artisti cinesi in patria e di occidentali che vi si sono recati e si sono posti in relazione con l’Oriente. Il volume si avvale anche di un saggio di Yee Hua Foo, erede di uno dei più importanti fotografi cinesi degli anni ’30, che offre un contatto diretto ed esclusivo con la visione cinese dell’Occidente. Si partecipa così a quel dialogo tra civiltà che ha valicato i confini tra le culture di appartenenza e si riflette sull’apparire e il dispiegarsi di un codice universale, dopo millenni di ricerca sull’immagine.

Gli autori: Marco Meccarelli è storico dell’arte orientale, cultore della materia presso la Sapienza, Università di Roma, socio fondatore di VersOriente e collaboratore della rivista Civiltà; Antonella Flamminii è storica dell’arte occidentale, specializzata in Archeologia Orientale presso la Sapienza Università di Roma; Yee Wah Foo, senior lecturer in Relazioni Internazionali, Università di Lincoln (UK), membro onorario del Museo di Nanchino (Cina).

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La Cina, la povertà e i gas serra… una (prima) soluzione interessante

Posted By on 10 marzo 2012

La riduzione di emissioni di anidride carbonica provenienti dalle industrie legate ai settori agricolo e forestale potrebbe contribuire ad eliminare la povertà nelle campagne cinesi. È la tesi di Lin Erda, membro del Chinese People’s Political Consultative Conference National Committee (ed anche direttore del Research Centre of Agriculture and Climate Change della Chinese Academy of Agricultural Sciences).

In Cina, solo l’anno scorso, si è quadruplicato il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà – nonostante i numeri della finanza e dell’economia! Da un lato, dunque, abbiamo un gigante dei mercati che deve sempre più lottare contro il progressivo impoverimento della propria popolazione, e dall’altro, lo stesso gigante si sta impegnando a ridurre le emissioni di gas serra a fronte della sua sempre più rapida urbanizzazione. Apparentemente, la Cina si trova davanti due sfide contrastanti ed inconciliabili.

Tuttavia, secondo Lin Erda l’inconciliabilità è, appunto, solo apparente. Egli rileva come entrambi gli obiettivi possano essere conseguiti mediante un’unica azione mirata che, a partire dall’attuale struttura del mercato di compravendita di carbone, tenga conto delle possibilità di gestire economicamente le corrispondenti “quote” di anidride carbonica producibili.

Lin Erda

«La mia proposta – spiega Lin – è di progettare un meccanismo relativo al commercio di carbone, che serva a compensare gli agricoltori che tentano di ridurre le emissioni di gas serra prodotte dalle loro attività agricole. In tal modo, si giunge ad una soluzione che fa fronte al duplice scopo di eliminare la povertà e ridurre le emissioni di anidride carbonica».

Una possibile via potrebbe essere quella di attingere ai soldi che le grandi industrie devono versare allo scopo di procurarsi le “quote” relative alle emissioni carboniche ad esse necessarie. Una parte di tali soldi potrebbero essere versati a favore dei piccoli agricoltori che si dimostrano virtuosi nel processo di riduzione dei gas serra.

Tutto ciò, ovviamente, richiede un parallelo cambiamento delle usuali pratiche agricole: l’introduzione del bio-metano per fare ciò che oggi si fa con i combustibili fossili potrebbe essere, ad esempio, un primo passo. Ma vi sono anche numerose altre soluzioni, al punto che Lin Erda si dimostra ottimista: «In realtà il settore agricolo in Cina ha un enorme potenziale nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica».

Il “meccanismo” retributivo ai contadini, specifica Lin, è ampiamente praticabile sin d’ora, dato che si sono già compiute delle fasi di test che hanno dimostrato come in effetti le emissioni di anidride carbonica possano essere efficacemente misurate, verificate e, quindi, “commercializzate”.

L’importanza di simili progetti è a dir poco essenziale dato che, sebbene le cifre dettagliate non siano ancora disponibili, il premier Wen Jiabao ha sottolineato il fatto che la Cina nel 2011 non è riuscita a raggiungere i propri obiettivi in materia di riduzione dell’inquinamento.


Vita quotidiana in un monastero Zen

Posted By on 5 marzo 2012

Per ragioni varie (di salute, di cattiva connessione internet, ecc.) da qualche settimana non ho inserito alcun post. Adesso che mi sono ripreso e che – pare – la mia connessione si è normalizzata (ma non vorrei dirlo troppo ad alta voce, che non si sa mai), rimedio subito indicandovi un bel saggio scritto da un amico. Si tratta dell’esperienza che Pietro Piro ha fatto tempo fa in un monastero Zen. Un interessante spunto di riflessione… tra Oriente e Occidente.

Qui potete scaricare il pdf… e buona lettura!