Il verde della rossa Cina nelle mani dell’Emilia Romagna(?)

In Cina l'inquinamento industriale negli ultimi anni ha raggiunto livelli di guardia

Nell’ambito del Seminario Green Technologies progetto sino-italiano che vede la collaborazione di Confindustria Emilia-Romagna e della Tongji University di Shanghai –, che si è tenuto lo scorso 9 settembre a Shanghai, il professor Li Fengting (dell’Istituto per l’Ambiente e per lo Sviluppo Sostenibile della Tongji University) ha colto l’occasione per evidenziare i gravi problemi relativi alle sempre maggiori emissioni inquinanti che interessano in special modo il settore industriale cinese. Fengting ha quindi chiesto il sostegno “strategico” dell’Emilia Romagna – regione che, fatta una media ponderata, non risulta essere né particolarmente virtuosa, né particolarmente  viziosa  nel campo dell’industria “verde” o poco inquinante (vedi qui) – per avviare un piano drastico di riduzione delle stesse. La palla è stata immediatamente colta al balzo dal Presidente della Regione, Vasco Errani, il quale ha ricordato come «la Cina ha deciso di affrontare i cambiamenti climatici diventando di fatto il paese che negli ultimi 10 anni ha investito di più per lo sviluppo delle tecnologie verdi, il settore delle energie rinnovabili in Cina ha rappresentato negli ultimi mesi un terzo degli investimenti globali nelle energie rinnovabili nel mondo».

La sollecitazione del professor Fengting sembra tuttavia ispirata da un’intuizione intelligente, vista soprattutto l’ultima direttiva – che sintetizza in sé e al contempo supera ben sette testi preesitenti – approvata recentemente dal Parlamento Europeo in materia di emissioni industriali. Il (parziale) giro di vite apportato dalla direttiva, infatti, potrebbe segnare concretamente un punto d’avvio, o un modello da cui trarre ispirazione, per una rinnovata regolamentazione globale della produzione industriale in senso più decisamente eco-compatibile. In tutto questo, l’Emilia Romagna, in virtù dei suoi già stretti rapporti con la Tongji University, potrebbe svolgere il ruolo di tramite, indicando ad esempio a tempo debito le strategie applicative che la Regione stessa intenderà adottare in ottemperanza alla direttiva europea e fornendo in tal modo ulteriori elementi per avviare o consolidare una piattaforma congiunta di ricerca in Cina (anche a livello universitario). E dato che la Cina ha già iniziato ad attuare un piano di investimento per abbattere le proprie emissioni, c’è da immaginare che parte dei fondi possano essere stanziati anche per finanziare progetti internazionali…

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