L’India, la moda e il (misero) dibattito razziale

Posted By on 29 dicembre 2010

La copertina di Elle India che ritrarrebbe una "impallidita" Aishwarya Rai

La rivista di moda Elle India ha suscitato una inaspettata polemica per aver schiarito il colore della pelle della bella Aishwarya Rai (37enne di origine indiana, ex miss mondo), che compare sulla copertina del numero di dicembre con cui il magazine festeggia il suo quattordicesimo anno di vita. Oltre alla copertina, il colorito di Aishwarya appare decisamente più “pallido” anche nelle foto all’interno della rivista.

Secondo i fan di Aishwarya la rivista, con questo “sbiancamento” epidermico, veicolerebbe l’idea – che viene interpretata come slancio razzista – che la pelle chiara sia preferibile alla pelle scura. Ciò è bastato ad indignare larga parte della popolazione indiana (o, almeno, larga parte dei lettori indiani di Elle India), tant’è vero che i lettori stanno manifestando apertamente un sentimento di deciso fastidio. Secondo costoro, il messaggio occulto della rivista sarebbe che la pelle chiara è sempre di moda, laddove la pelle scura è un carattere fenotipico che ancora desta sospetti. (Però la foto della Rai che trovate qui non mi pare abbia destato troppo clamore, pur essendo “schiarita” più o meno quanto gli scatti di Elle; ora, è vero che questa non è una fotografia comparsa su un magazine di grido, ma è altrettanto vero che, come questa, di foto “impallidite” della Rai ce ne sono molte altre, in rete e sui giornali).

Pare che Elle non sia nuova a queste polemiche. Infatti la copertina del numero di ottobre di Elle America, per celebrare il suo venticinquesimo anniversario, ritrae quattro celebrità: Gabourey Sidi (con la pelle decisamente schiarita, un vestito che la fascia per bene e ripresa in primo piano), Megan Fox, Amanda Seyfried e Lauren Conrad (tutte bianche, con le spalle o il decolleté in evidenza e ritratte a figura intera).

Il confronto: Gabourey Sidibé sulla copertina di Elle America e in una foto di repertorio

Ora, è ben possibile (e a me rassicura pensare che sia così, perché non voglio neppure considerare che le cose stiano differentemente)  che in tutto questo vi sia un complessivo fraintendimento e che le fotografie di Aishwarya e di Gabourey risultino “schiarite” per via delle luci utilizzate sul set (anche se per alcuni c’è dietro un buon lavoro di ritocco). Resta tuttavia il fatto che, per tornare all’India, una delle concorrenti di Elle, Vogue India, si è aggiudicata una delle migliori copertine del 2010 con una foto interamente dedicata a bellezze indiane, di colore e in bikini, ed un titolo proprio seducente: “The dawn of dusk” (“L’alba del crepuscolo”). E nell’editoriale si legge: «forse è giunto il momento di dire che la nostra rivista ama, e ha sempre amato, lo splendido colore della pelle indiana… nera, scura, bronzea, dorata… comunque lo si chiami, ci piace».

La copertina di Vogue India con le ambrate modelle

Ebbene, in tutto ciò io non riesco a non vedervi un approccio, per dir così, ancora post-coloniale. È, infatti, sempre la stessa storia: anche i sostenitori del “nero è bello” – o forse proprio perché sostenitori del “nero è bello” – trattano il nero come se fosse in contrasto con il bianco e dovesse in qualche modo raggiungere uno status alla pari del bianco, il che significa, di conserva (è così che mi è venuto immediatamente da interpretare le parole dell’editoriale di Vogue), che pure loro ritengono che in fondo non lo sia, o non lo sia ancora, o meriti maggiori attenzioni proprio perché non è come il bianco, che di attenzioni ne ha avute sin troppe… una sorta di garetta al razzismo al contrario, e siamo daccapo.

Ma forse (e scusatemi se introduco, forse fuori luogo, un gergo husserliano) si potrebbe modificare l’approccio fenomenologico, più che cromatico, evitando découpages concettuali che non giovano proprio a nessuno. Si potrebbe, ad esempio, dire che Aishwarya Rai (e non solo la sua pelle!, perché, voglio sperare, tutti siamo d’accordo che lei è ben più del colore della sua pelle) sulla copertina di Elle è davvero una deliziosa ragazza, tanto quanto sono graziose le modelle color dell’ambra della copertina di Vogue. In fondo, non andiamo tutti dicendo – ipocritamente, mi viene ora da pensare – che il colore della pelle (bianco, nero, ambrato, giallo che sia) non deve fare alcuna differenza?

Comments

2 Responses to “L’India, la moda e il (misero) dibattito razziale”

  1. Pierdavide scrive:

    Questa è solo la punta di un iceberg. Basta accendere la televisione su un canale indiano per subire costanti pubblicità di creme schiarenti per la pelle, per avere una “fair skin”, sia per donne che per uomini.
    Una polemica simile a questa era scoppiata già durante l’estate 2010 quando una marca di prodotti per la pelle aveva lanciato una campagna pubblicitaria su facebook con una applicazione che permetteva di schiarire il colore della pelle alle foto postate sul sito.
    E purtroppo le cronache sono piene di storie di ragazze indiane che si sono completamente rovinate la pelle tentando in tutti i modi di schiarirla, convinte che per essere socialmente accettabili bisognasse avere una pelle chiara come quelle delle attrici di Bollywood, che ancora fino a pochi anni fa dovevano essere obbligatoriamente di carnagione chiara.
    Il messaggio che viene veicolato per fini commerciali è chiaro: per avere successo nella vita è necessario avere la pelle chiara.
    Anche la foto di copertina di Vogue ritrae delle modelle tutto sommato non troppo scure, in India vi è una ricchezza di tonalità ben maggiore, che arriva fino al nero più seducente.

  2. krishna scrive:

    Ciao Pierdavide,
    grazie del bel commento. In effetti la “moda bianca” non è una cosa che ha colpito solo l’India… vedi ad esempio Michael Jackson. Ciò su cui mi pare di dover soffermare l’attenzione, però, è – come dicevo – l’aproccio tipicamente colonial-manicheo che sta dietro a tutto questo discorso o, se preferisci, l’aproccio “da scacchista” in cui il campo di divide tra bianchi e neri (ma il manicheismo qui potrebbe essere declinato anche tra omosessuali ed eterosessiali, cristiani e non cristiani, ecc.). Perché dico che si tratta di un approccio “coloniale” o, meglio, “post-coloniale”? Perché si cerca di contrapporre al bianco, colore del conquistatore, un’altra pigmentazione più o meno eburnea… tuttavia, come rilevi bene tu, senza eccedere troppo: le modelle di Vogue potrebbero essere in effetti delle belle ragazze del Suditalia, abituate a soventi bagni di sole. Il risultato è semplicemente quello di fare la voce grossa chiedendo scusa: qui c’è un blandissimo desiderio di “rompere” con gli schemi, ma non troppo… il tutto squisitamente da di dentro del tessuto sociale dell’India.
    Il fatto è che NON E’ VERO che il bianco è contrapposto al nero o viceversa, e la miseria di questa contrapposizione consiste proprio nell’ospitare (o fomentare?) simili polemiche anche sulle pagine dei rotocalchi: in tal case DIVENTA VERO che il bianco è contrapposto al nero.
    Altra cosa: quanto dobbiamo considerare queste polemiche come dei semplici fenomeni di costume, in qualche modo dovuti? Protestare contro il presunto “sbiancamento” di Aishwarya Rai cosa comporterà? Forse proprio nulla, e forse Elle continuerà a vendere tanto quanto vendeva prima… il che significa che il disgusto qui è qualcosa di – per dir così – artefatto, qualcosa che bisogna esibire ma senza farsi troppi problemi, perché in fondo, come rilevi tu, sono gli indiani stessi che ritengono che il bianco sia il colore del successo, altrimenti le (sciocche, come sciocco fu Michael Jackson) ragazze indiane non si sbiancherebbero la pelle. Ma forse c’è una domanda più interessante a cui bisognerebbe rispondere (e a cui io ho una risposta solo parziale): cosa impedisce all’India – che da tempo (è vero, non da moltissimo tempo, ma tanto basta) ha conseguito l’indipendenza – di individuare, tra le altre cose, un colore nazionale (scusa l’eccessiva semplificazione)? La domanda è ovviamente identitaria – leggi: qual’è la vera identità dell’India? In cosa si riconosce l’India? La mia risposta è: l’India non ha un’identità, ma tante identità, non si riconosce in qualcosa ma in tante cose… tra cui evidentemente ANCHE il colore bianco della pelle… Tuttavia, perché in India il bianco è associato al successo? A questo non saprei rispondere se non con una brutta frasaccia che forse non piacerà a molti e che qui riferisco anche con un certo piglio volutamente provocatorio: il bianco è associato al successo perché i bianchi hanno imposto con i fatti all’India questa idea, in effetti, come vediamo e come in parte sottolinei anche tu, i bianchi dell’India si contrappongono ai neri dell’india in una gara a chi fa “il bianco più bianco”… evidentemente i bianchi hanno convinto. Allora la domanda diventa: cosa impedisce all’India, così – in parte – indignata per questi “scandali” sbiancanti della moda, di recidere gli slanci razziali che germinano INTERNAMENTE al Subcontinente? A questo francamente non ho una risposta convincente.
    (PS: non mi pare che la diretta interessata, la Rai, si sia tanto indignata o abbia sporto querela ad Elle, o abbia fatto ritirare le foto, o quant’altro). :-| k

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