Sabato 25 a Roma contro la vivisezione
Posted By krishna on 22 settembre 2010
«Nei laboratori di vivisezione italiani vengono utilizzati e uccisi più di 4000 cani ogni anno. In tutta Europa i cani vittime di questi esperimenti sono almeno 22.000. Da dove arrivano tutte queste cavie da esperimento? Gli animali arrivano nei laboratori grazie a ditte specializzate nella loro produzione, vere e proprie fabbriche per le quali questi splendidi esseri viventi sono solamente oggetti da cui trarre il massimo profitto. Si tratta di allevamenti autorizzati dal governo a farli riprodurre e spedirli verso un triste destino. Uno di questi è Green Hill, situato a Montichiari (BS), l’unico che alleva cani da laboratorio in Italia e uno dei più grandi in Europa» (fonte: www.direttanews.it).
Già solo questi numeri dovrebbero far rabbrividire anche i più tenaci sostenitori della pratica vivisettoria. A coloro che, invece, ritengono che 22.000 cani non siano poi un gran numero, bisogna ricordare che la vivisezione si pratica anche su gatti, scimmie, piccoli roditori, e così via, come dimostrano le barbare immagini che trovate qui (attenzione! Sono davvero “crude”).
Non si pensi poi che “vivisezione” significhi solamente, alla lettera, sezionare animali vivi, il termine si allarga a tutti i test “da laboratorio”, anche quelli chimici. Solo per fare un esempio, nel 1976 è stata definita la cosiddetta Positive List, ovvero la lista delle sostanze fino ad allora considerate sicure. Dal 1976 in poi, quindi, tutte le nuove sostanze non rientranti nella Positive List sono state testate, obbligatoriamente per legge, sugli animali al fine di fornire alle autorità competenti un profilo tossicologico.
Non si pensi, neppure, che la vivisezione per la ricerca medica sia “migliore” o “accettabile” rispetto alle prove su animali condotte dalle aziende chimiche per sperimentare la tossicità di un nuovo prodotto cosmetico o di un nuovo detergente per la casa. «Infliggere sofferenze ad altri esseri viventi non è mai un gesto umanitario»: questo è un pensiero contenuto nel Libro dei Cinque Anelli (Go Rin no Sho) di Miyamoto Musashi, che fu il più grande samurai del Giappone, un uomo che di mestiere duellava a morte con altri guerrieri, e vinse sempre. Ciò che la frase di Musashi – così stridente proprio perché pronunciata da uno come lui – lascia trasparire limpidamente è la forte presenza di un’etica solida, pur entro un orizzonte culturale, quello del Giappone medievale, in cui i fatti di sangue erano all’ordine del giorno.
È proprio questo, credo, il punto: l’etica. Oggi l’etica, così come la politica, è spesse volte subordinata al profitto. L’etica come non-etica: molti, infatti, agiscono noncuranti dei più ragionevoli ed ovvi principi etici, e se possibile tali azioni trovano conforto in un accondiscendente sistema di leggi voluto dalla politica. Ci dicono che tutto questo è finalizzato al progresso, migliori cure, migliori prodotti, maggior benessere, ma quale intelletto autenticamente progredito potrebbe mai accettare che il progresso chieda la sua gabella di sangue quotidiano versato da esseri impotenti, resi inermi? Quale progresso può essere davvero definito tale se non resta entro i tracciati dell’etica, se sfocia in prevaricazioni, in atti di violenza, in meschinità e bassezze? Sia chiaro: non è qui il caso né di condannare né di rinnegare i risultati raggiunti sinora, poiché ciò significherebbe davvero aver macellato inutilmente migliaia di esseri viventi, cani, gatti, scimmie, è però l’ora di urlare ad alta voce, di esigere un cambio netto di rotta: basta con la vivisezione!
Per chiunque voglia unirsi a questo grido dell’anima, per chiunque stia dalla parte del più debole, per chiunque senta in sé fortemente un uno slancio compassionavole, per chiunque voglia porsi nel mondo seguendo la disposizione dell’“aver cura” o, più semplicemente, per chiunque riesca ancora a provare vergogna e indignazione, sabato 25 settembre a Roma, in Piazza della Repubblica, alle ore 15.00, si terrà il primo corteo italiano contro la vivisezione. E speriamo che tale iniziativa, così nobile e così realmente moderna nell’intento, abbia davvero il seguito che merita.


Comments
Leave a Reply