Se le donne alzano la testa: “Con il sari rosa”

Della condizione della donna in India ne abbiamo già fatto cenno qui, seppur rapidamente. Di recente, ad esempio, Enrica Garzilli ha messo in evidenza una – è il caso di dirlo, ma senza nessuna ironia – “bruciante” quanto triste realtà che interessa il gentil sesso in Afghanistan, paese in cui la donna è ancora considerata alla stregua di “oggetto semovente”. Ecco perché libri come Con il sari rosa, di Sampat Pal rappresentano importanti nodi letterari in grado di muovere le coscienze, di alterare l’immaginario collettivo e di contribuire alla conquista dei più elementari diritti di uguaglianza tra i due sessi in paesi in cui tali diritti non sono affatto scontati. Ed è per questo che libri di tal genere, che mettono in forma romanzata storie reali, vere, importanti, audaci e civilissime, meritano di essere divulgati.

Pal, S., Con il sari rosa, pp. 266, PIEMME 2010, € 16.00, ISBN 978-88-566-0611-9.

Un giorno, quando Sampat è ancora piccola e ha i piedi a mollo in una risaia, vede passare un gruppo di bambini. Ordinati e puliti, non sono certo diretti al lavoro nei campi. Vanno a scuola, le dice qualcuno. Sampat non sa bene cosa sia la scuola, ma sa che solo i ricchi ci vanno. Ai poveri, i figli servono nei campi. Sampat è più che povera, appartiene a una delle caste più basse dell’India, è quasi un’intoccabile, e vive in un poverissimo villaggio dell’Uttar Pradesh. Il suo destino sembra segnato.

Ma lei è una bambina sveglia e quel giorno decide di andare a scuola con gli altri. Ci andrà molte altre volte, all’inizio restando in disparte, dimostrando un’intelligenza pronta e un innato senso di giustizia.

Nulla può però contro le millenarie tradizioni del suo paese. Ha solo dodici anni quando, come è consuetudine, viene data in sposa a un uomo ben più vecchio. Non conosce il marito, non sa nulla del matrimonio, non ha ancora raggiunto la pubertà. Non è che una bambina. Da quel momento la consuetudine vuole che lei sia silenziosa e si sottometta al marito, alla suocera e ai soprusi di chiunque appartenga a una casta più elevata. Perché così si deve fare. Perché quello, le dicono, è il suo destino.

Ma Sampat non sopporta le prevaricazioni, e non accetta di essere considerata inferiore a nessuno. Quando osa reagire all’ennesima angheria, la suocera la caccia di casa, insieme ai due figli che intanto sono nati. Potrebbe essere la fine, e invece è un nuovo inizio. In poco tempo, diventerà la paladina degli oppressi, soprattutto delle donne. Che in migliaia, da tutta l’India, si uniscono a lei per dare il via a una rivoluzione rosa, dal colore del sari che hanno scelto come divisa. Un’onda rosa che fa paura a chi non vuole che le cose cambino.

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