Autostrade e dighe: (nuovi) attriti tra India e Cina?

La Cina sta rapidamente completando la costruzione di una strada “strategica” in una remota contea tibetana, Motuo, vicino al confine con l’India. Motuo, che è la regione da cui il fiume Brahmaputra passa in India, entro il 2012 avrà infatti un’autostrada di collegamento con il resto del plateau tibetano (117 km fino all’adiacente regione di Bomi) e, quindi, della Cina continentale.

L’asprezza del territorio è sempre stata un deterrente, almeno sinora, per la costruzione di una strada che collegasse Motuo al resto della Cina. Tuttavia, con l’ultimazione dell’ultimo tunnel l’autostrada di Motuo si sta avviando al suo completamento, come ha sottolineato qualche giorno fa la TV cinese di Stato CCTV.

Bisogna notare come, oltre a questa infrastruttura, la Cina abbia da tempo avviato un’opera di rafforzamento della rete ferroviaria, stradale ed aerea tra il plateau tibetano ed il resto della nazione. Tuttavia, è esattamente per l’autostrada di Motuo che l’India inizia ad essere indubbiamente preoccupata, stando al Times of India, dato che un simile raccordo viario, al di là degli usuali scopi civili e turistici, potrebbe agevolare gli spostaramenti logistici di truppe alle frontiere. La preoccupazione è destata soprattutto dal fatto che la costruzione dell’intera opera è stata voluta dal governo cinese in tempi molto rapidi (iniziò in aprile del 2009 e, come detto, si chiuderà nel 2012), e che l’autostrada connetterà l’ultimo avamposto militare cinese con il retroterra continentale.

Ciò ha spinto anche l’India ad avviare opere infrastrutturali nella limitrofa regione dell’Arunachal Pradesh, che la Cina rivendicherebbe come parte del Tibet meridionale, nonché a distaccare due divisioni militari di 36 mila unità ciascuna sulla linea di confine.

Un po’ di storia: la zona fu contesa da Cina ed India fin dai primi anni del ’900. Nel 1960 il Premier indiano Nehru avviò la sua politica “in avanti” al fine di bloccare l’avanzata cinese, finché, nel 1962, le due potenze si fronteggiarono militarmente. Era la “guerra dei 30 giorni”, con cui l’India tentò, riuscendovi, di impedire alla Cina la conquista del Sikkim, allora indipendente, e in seguito annesso all’India. L’annessione è stata riconosciuta dalla Cina solo nel 2005, tuttavia la linea di confine, dai 3500 ai 4000 km, non è mai stata ben definita e resta a tutt’oggi un serio motivo di contesa, nonostante i tentativi di mediazione tra i due governi, avviati nel 1981.

La situazione attuale: il Premier cinese Hu Jintao, di recente in visita ufficiale in India, ha espresso deciso rammarico per lo spiegamento militare attuato dal governo del subcontinente sul confine dell’Arunachal Pradesh, che egli ha definito un’ostentazione di forza. Il governo indiano, dal canto suo, ha avanzato perplessità sul progetto cinese di costruire una diga proprio sul Brahmaputra, diga che potrebbe intercettare l’acqua del fiume prima che entri in India. Ovviamente, pare che per al momento né le rassicurazioni indiane sull’intento non bellico dello spostamento delle summenzionate divisioni militari ora di stanza in Arunachal Pradesh, né le rassicurazioni cinesi sulla destinazione della diga, che dovrebbe solamente produrre elettricità, ma non bloccare il flusso delle acque, sembrano convincere le rispettive controparti.

Qui di seguito Google map con l’area interessata e Motuo in evidenza. Chissà cosa si prospetta in futuro…


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