India: non hai il bagno? Non ti sposo!

L'abito da sposa tradizionale indiano

Se non hai un gabinetto in casa, da oggi in India non ti sposi. È questa una vera e propria rivoluzione silenziosa: le donne indiane in tutto il paese, e soprattutto nelle zone rurali e semi-urbane, per accettare di sposarsi pongono una sola ma imprescindibile condizione, ovvero che lo sposo abbia un gabinetto in casa sua.

La campagna “Niente bagno, niente sposa“, avviata dal governo centrale, è tutta nelle mani delle giovani maritande, che diventano in tal modo strumento attivo ed utile per avviare alcuni tra i più urgenti cambiamenti sociali che l’India deve fronteggiare. In tutto il paese, infatti, sempre più persone hanno paradossalmente più facile accesso ai cellulari rispetto che ai servizi igienici.

Ranjana Kumari , direttrice del Center for Social Research, una delle ONG coinvolte nella campagna, nota come si inizino a vedere già i primi risultati. «La mancanza di servizi igientici di base è al momento una realtà culturale circoscritta a zone agricole emarginate» – afferma – «Ci sono sempre più comunità contadine che stanno costruendo servizi igienici».

Per la buona riucita della campagna nel lungo periodo, i villaggi devono essere dotati delle necessarie strutture. «La campagna non può funzionare correttamente se non c’è un adeguato sistema di scarico o di raccolta delle acque reflue», continua la Kumari, che sottolinea come sia «difficile creare tali reti nei villaggi. È necessario introdurre innovazioni tecniche per sostenere la campagna. Quando si desidera fare di queste cose, tutta la rete infrastrutturale deve essere interamente inserita nei singoli villaggi».

Secondo la Planning Commission, solo il 49% degli indiani che vivono in zone urbane hanno accesso ai sistemi di smaltimento igienico. Tuttavia, solo il 28% di costoro dispone di un sistema fognario, per lo più senza impianto di trattamento. La relazione della Commissione afferma inoltre che, mentre circa il 60% dei rifiuti sono raccolti e smaltiti, solo la metà di essi confluisce nella rete di smaltimento igienico.

Secondo le statistiche del 2008 del Ministero dello sviluppo rurale, circa il 60% delle case nelle aree urbane hanno servizi igienici, contro il 57% delle case nelle zone rurali (erano apena l’1% nel 1981). Nonostante gli evidenti progressi, l’India è ancora lontana dall’obiettivo di dimezzare entro il 2015 il numero di persone che non ha accesso a servizi igienico-sanitari. In India, infatti, 665 milioni di persone ancora espletano le proprie funzioni fisiologiche ancora all’aperto.

Bindeshwar Pathak, che nel 1970 fondò il Sulabh Sanitation Movement per l’incremento dei servizi igienici, dice: «Bisogna capire qual è la nostra prospettiva quando parliano di servizi igienici in India, dove spesso non vi è davvero neppure lo spazio per costruire un gabinetto. Molte persone vivono in case talmente piccole che non c’è terreno sufficiente per costruire una toilette. Nonostante tutti questi problemi, il paese ha fatto un salto davvero enorme, che dovrebbe essere riconosciuto: la popolazione che dispone di servizi igienici è passata dal 20% nel 2001 ad 57% di oggi. È un enorme successo».

Ma non si tratta solo di progresso sanitario. L’industria del turismo è in taluni casi sofferente anche e forse soprattutto a causa di impianti igienico-sanitari tutt’altro che soddisfacenti. Un recente studio della Banca Mondiale evidenzia come l’India perda nel solo settore del turismo l’equivalente di circa 38,5 miliardi di Euro all’anno a causa delle cattive condizioni sanitarie – o addirittura della totale mancanza di servizi igienici – che frenano i turisti nella scelta dell’India come meta del loro viaggi. Ma se si calcola anche il danno collaterale, relativo alle attività economiche collegate al turismo, la cifra deve essere maggiorata di 180-190 milioni di Euro. Kanjilal Gaur, direttore esecutivo dell’Associazione indiana dei Tour Operators, concorda sul fatto che la mancanza di servizi igienici è uno dei maggiori disincentivi per molti possibili vacanzieri. «C’è un bisogno imprescindibile di sensibilizzare la popolazione sulle norme igieniche di base e costruire i servizi igienici» – afferma Gaur – «Spesso la gente parte dall’India con un senso di vero scioc. Abbiamo bisogno di cambiare la situazione».

«Per decenni siamo stati consapevoli degli impatti economici che l’inadeguata rete igienica causa in India», ha commentato Christopher Juan Costain, a capo del programma della Banca Mondiale per l’acqua e i servizi igienici in Asia meridionale. «Il rapporto quantifica le perdite economiche in India, e dimostra che il peso della scarsa igiene lo pagano soprattutto i bambini e le famiglie povere».

Ora, l’attiva partecipazione delle donne nel processo di risanamento e di igiene sembra essere un’idea che può davvero funzionare. Tradizionalmente, infatti, nelle famiglie indiane sono le donne ad essere le responsabili della pulizia, come ricorda la Kumari: «In India l’igiene è affidata alle donne, volenti o nolenti. Sfruttare questa peculiarità può fare miracoli, ma solo se il tutto è sostenuto da una migliore tecnologia e formazione culturale».

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