Tempi duri per l’ora del thè

Posted By on 13 gennaio 2011

Uno scorcio del suggestivo paesaggio collinare assamese, coltivato a thè

Il cambiamento climatico sta influenzando la resa e la qualità delle famosissime coltivazioni di t in Assam. Secondo gli esperti, infatti, sarebbero principalmente le temperature in costante aumento ad alterare il sapore delle pregiate foglioline, nonché ad abbatterne drasticamente la produzione  annua.

Il paesaggio collinare e l’alto tasso di umidità fanno dello stato nord-orientale dell’Assam un posto ideale per coltivare il thè, ed infatti le 850 piantagioni, per oltre 320.000 ettari, forniscono il 55% della produzione di tutta l’India (il Subcontinente, in totale, copre il 31% della produzione mondiale). Ma negli ultimi 60 anni le precipitazioni sono sensibilmente diminuite (di oltre un quinto) e la temperatura minima è aumentata di ben un grado, raggiungendo i 19,5°c.

«Questo è chiaramente un cambiamento climatico destinato ad avere grande impatto sul settore del thè», ha detto Debakanta Handique, un climatologo assamese.

Il momento della raccolta

Confrontando i dati del Tea Board of India e del comitato assamese della Indian Tea Association, emerge il fatto che in Assam si registra oramai da anni un costante declino della produzione di thè: 564.000 tonnellate nel 2007, scese a 512.000 nel 2008 e a 487.000 nel 2009. Un’ulteriore diminuzione è prevista per il raccolto 2010-2011, stimato attorno alle 460.000 tonnellate.

Mridul Hazarika, direttore del Tocklai Tea Research, il centro di ricerca sul thè più antico al mondo, ribadendo il concetto già esposto da Handique, ha affermato che le variazioni di precipitazioni e temperatura sono stati i due fattori più importanti che hanno inciso negativamente sia sulla qualità che sulla quantità dei raccolti. Hazarika ha inoltre soggiunto: «il calo ha avuto luogo nonostante vi sia stato un aumento della superficie coltivata a thè, per all’avviamento di nuove piantagioni e ampliamenti in quelle già esistenti. Questo è un indice della serietà della minaccia». Se prima, dunque, larga parte del lavoro lo svolgeva il microclima, ora per invertire la tendenza è necessario incrementare la raccolta di acqua piovana per i periodi secchi ed introdurre nuove varietà di thè, più adatte alle mutate condizioni meteorologiche. A ciò si aggiunge l’eccessiva umidità durante i monsoni. Dhiraj Kakaty (a capo del comitato assamese della Indian Tea Association) interviene a tale proposito sottolineando come «i giorni di sole sono stati molti meno durante i monsoni di quest’anno», e ciò ha portato ad «una diminuzione della produzione e ad un’umidità ambientale sfavorevole per il thè». Inoltre, l’eccessiva umidità porta a più violenti attacchi da parte di malattie e parassiti: «un parassita chiamato zanzara del thè si moltiplica durante i periodi umidi e nuvolosi e attacca i germogli freschi delle piante, impedendo la rigenerazione». E le restrizioni sull’uso dei pesticidi per motivi ambientali (che ovviamente sono giustissimi) si aggiungono alle noie dei coltivatori.

Il thè Assam, dal tipico colore ambrato

Tuttavia, il clima e i parassiti non sono gli unici responsabili, come rileva Hazarika: «cambiamenti sono già stati osservati nel sapore, ma per questo non è possibile dare la colpa solo alle variazioni climatiche. Altri fattori, come i fertilizzanti usati e i metodi di coltivazione potrebbero essere in parte responsabili».

Il mutamento organolettico del thè assamese rappresenta una seria preoccupazione per i coltivatori. Sudipta Nayan Goswami, proprietario di diverse piantagioni, ha sottolineato come percettibili cambiamenti di gusto fossero già stati osservati qualche tempo fa: «il sapore è cambiato rispetto ad un tempo. Non c’è più quel sapore cremoso e forte». Rajib Barooah, coltivatore del distretto di Jorhat, ha definito «sviluppi preoccupanti» questi cambiamenti climatici, preoccupanti perché alterano «il sapore forte del thè Assam, che è la sua caratteristica». L.P. Chaliha, un assaggiatore professionista, corrobora i timori dei coltivatori: «prima si otteneva una tazza di thè deciso e forte. Ora non è più così». Non è chi non veda, quindi, che un cambiamento nelle qualità organolettiche potrebbe portare ad un crollo della domanda di mercato; Goswami ricorda infatti che «c’è una grande richiesta di thè Assam all’estero per via del suo sapore deciso e forte. Tali mutamenti ostacoleranno fortemente la richiesta di questa varietà di thè».

Personalmente, da accanito consumatore di thè, non posso che augurarmi che la tendenza qui descritta cambi presto direzione.

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2 Responses to “Tempi duri per l’ora del thè”

  1. [...] 3) Energia e ambiente. In India l’attuale consumo energetico pro capite è tra i più bassi del mondo, a fronte di una produzione media di 147 GW. Sulla base delle stime di crescita, però, il Subcontinente dovrà raggiungere una produzione energetica di 280 GW entro il 2022 per supplire a pieno la domanda interna. In alcuni stati la situazione è talmente grave che il fabbisogno di energia non viene colmato per ben oltre il 20 %. Sulla base di queste statistiche, emerge come le risorse energetiche tradizionali già non siano in grado di soddisfare la sempre crescente domanda, e si rendono necessarie fonti di approvigionamento alternativo, come ad esempio il solare, dato anche che in certe aree si tocca l’incredibile media di 300 giornate limpide all’anno. Ciò significa che, con la posa in opera di impianti solari, il fabbisogno previsto per il 2022 potrebbe essere facilmente raggiunto sin d’ora utilizzando appena l’1 % della radiazione incidente. Tuttavia, per quanto concerne il solare, restano alcune sfide aperte, come il miglioramento dell’efficienza delle celle e l’abbattimento dei costi di produzione. Inoltre sarà necessario concentrarsi sia sul fotovoltaico che sul solare termico in almeno tre settori: studio di nuovi materiali poco costosi, efficienza dei sistemi di conversione, e innovazione dei meccanismi di immagazzinamento. 4) Emergenze e disastri. L’India resta esposta a un gran numero di disastri naturali e non. Secondo un rapporto del National Policy on Disaster Management, il 58,6 % della massa terrestre indiana è soggetta a terremoti di intensità da moderata a molto elevata, oltre 40 milioni di ettari (12 % della superficie del Subcontinente) è a rischio inondazioni ed erosioni fluviali, 5.700 km di costa sono esposti a cicloni e tsunami, il 68 % della superficie coltivabile è ad alto rischio siccità, e le zone collinari sono continuamente in pericolo di frane e valanghe. Oltre a tutto ciò, vanno aggiunte le emergenze di origine chimica, biologica, radiologica e nucleare. La domanda a cui si dovrà rispondere è dunque: come possono le nuove tecnologie mitigare il pericolo di disastri a fronte dell’incremento demografico, dell’urbanizzazione e dello sviluppo dell’industrializzazione in zone a rischio, evitando il degrado ambientale e riducendo al minimo l’impatto sulle modificazioni climatiche? [...]

  2. [...] un’enorme banco di sabbia nel bel mezzo del fiume Brahmaputra nel distretto Jorhat dell’Assam. Lo sforzo di Payeng, noto tra la popolazione locale come “Mulai”, dura da 30 anni, nel [...]

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