La Cina, la povertà e i gas serra… una (prima) soluzione interessante

La riduzione di emissioni di anidride carbonica provenienti dalle industrie legate ai settori agricolo e forestale potrebbe contribuire ad eliminare la povertà nelle campagne cinesi. È la tesi di Lin Erda, membro del Chinese People’s Political Consultative Conference National Committee (ed anche direttore del Research Centre of Agriculture and Climate Change della Chinese Academy of Agricultural Sciences).

In Cina, solo l’anno scorso, si è quadruplicato il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà – nonostante i numeri della finanza e dell’economia! Da un lato, dunque, abbiamo un gigante dei mercati che deve sempre più lottare contro il progressivo impoverimento della propria popolazione, e dall’altro, lo stesso gigante si sta impegnando a ridurre le emissioni di gas serra a fronte della sua sempre più rapida urbanizzazione. Apparentemente, la Cina si trova davanti due sfide contrastanti ed inconciliabili.

Tuttavia, secondo Lin Erda l’inconciliabilità è, appunto, solo apparente. Egli rileva come entrambi gli obiettivi possano essere conseguiti mediante un’unica azione mirata che, a partire dall’attuale struttura del mercato di compravendita di carbone, tenga conto delle possibilità di gestire economicamente le corrispondenti “quote” di anidride carbonica producibili.

Lin Erda

«La mia proposta – spiega Lin – è di progettare un meccanismo relativo al commercio di carbone, che serva a compensare gli agricoltori che tentano di ridurre le emissioni di gas serra prodotte dalle loro attività agricole. In tal modo, si giunge ad una soluzione che fa fronte al duplice scopo di eliminare la povertà e ridurre le emissioni di anidride carbonica».

Una possibile via potrebbe essere quella di attingere ai soldi che le grandi industrie devono versare allo scopo di procurarsi le “quote” relative alle emissioni carboniche ad esse necessarie. Una parte di tali soldi potrebbero essere versati a favore dei piccoli agricoltori che si dimostrano virtuosi nel processo di riduzione dei gas serra.

Tutto ciò, ovviamente, richiede un parallelo cambiamento delle usuali pratiche agricole: l’introduzione del bio-metano per fare ciò che oggi si fa con i combustibili fossili potrebbe essere, ad esempio, un primo passo. Ma vi sono anche numerose altre soluzioni, al punto che Lin Erda si dimostra ottimista: «In realtà il settore agricolo in Cina ha un enorme potenziale nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica».

Il “meccanismo” retributivo ai contadini, specifica Lin, è ampiamente praticabile sin d’ora, dato che si sono già compiute delle fasi di test che hanno dimostrato come in effetti le emissioni di anidride carbonica possano essere efficacemente misurate, verificate e, quindi, “commercializzate”.

L’importanza di simili progetti è a dir poco essenziale dato che, sebbene le cifre dettagliate non siano ancora disponibili, il premier Wen Jiabao ha sottolineato il fatto che la Cina nel 2011 non è riuscita a raggiungere i propri obiettivi in materia di riduzione dell’inquinamento.

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