Dall’India all’Australia… 4000 anni fa!

Recenti ricerche di mappatura genetica stanno mettendo in evidenza come la popolazione nativa aborigena australiana potrebbe essere stata in parte costituita da una diaspora indiana che avrebbe introdotto in Australia l’Età della pietra, le prime tecnologie di trasformazione e il dingo. Questa nuova prospettiva concorre a complicare l’attuale comprensione di come gli esseri umani si siano diffusi dall’Africa al resto del mondo. Secondo le teorie che oggi vanno per la maggiore, l’Australia sarebbe stata isolata per quasi 45.000 anni, dopo un primo flusso migratorio che portò gruppi di esseri umani di origine africana a stanziarvisi, fino a quando James Cook nel 1770 non vi approdò con le sue ciurme, aprendo in tal modo la via alla colonizzazione inglese. Il nuovo studio suggerisce invece che circa 4000 anni fa, più o meno nello stesso periodo in cui la civiltà urbanizzata di Harappa stava tramontando nell’India del Nord, un gruppo di indiani quasi certamente si stabilì nel nord dell’Australia. Lo studio, pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences, è il risultato di ricerche condotte da studiosi del Max Planck Institut di antropologia evolutiva (Germania), i quali hanno vagliato il DNA di 344 persone appartenenti a diverse ascendenze genetiche, come i cinesi Han, gli abitanti della Papua Nuova Guinea e gli indiani del sud.

«Evidenze archeologiche documentano alcuni cambiamenti che si sono verificati in Australia circa 4000 anni fa», ha affermato Irina Pugach, una delle autrici dello studio. «Il nostro contributo a questo dibattito è che siamo stati in grado di dimostrare per la prima volta con dati genetici che l’Australia ha sperimentato un flusso genico circa 4.000 anni fa, e che la popolazione di origine era strettamente connessa con gli attuali gruppi indiani di lingua dravidica».

Per capire meglio queste migrazioni preistoriche, la Pugach e i suoi colleghi hanno esaminato i genomi degli esseri umani moderni e hanno cercato di identificare le parti di DNA chiamate blocchi di ascendenza, che si costituiscono a seguito di un processo di ricombinazione genetica. Poiché questo processo si ripete ogni generazione, le molecole di DNA sono spezzettate in frammenti sempre più piccoli e misurare la larghezza di questi blocchi di ascendenza, mettendoli in relazione al tempo trascorso dalla migrazione, fornisce una stima accurata di quando popolazioni specifiche hanno iniziato a divergere l’una dall’altra.

La diffusione degli esseri umani “moderni” ha avuto luogo apparentemente attraverso due vie: la dispersione del nord che ha dato origine alle popolazioni asiatiche e che è avvenuta 23.000-38.000 anni fa, e una dispersione precedente, originata nel sud, che seguì la costa intorno alla penisola arabica e l’India, fino al continente australiano. Gli studiosi oggi ritengono che gli antenati degli aborigeni australiani e della Papua Nuova Guinea si siano distaccati da un’ancestrale popolazione eurasiatica 62.000-75.000 anni fa e che abbiano raggiunto il Sahul (ovvero il continente di epoca pleistocenica, quando Australia e Nuova Guinea non erano ancora separate) almeno 45.000 anni fa – come alcune testimonianze archeologiche sembrano indicare.

La Pugach ha affermato che il suo lavoro è stato parte di un progetto più ampio per tracciare, utilizzando strumenti di marcatura del DNA, la diffusione degli esseri umani primitivi e la loro interazione con gli ominidi di Denisova. Come il Neanderthal, anche il Denisova fu un cugino di quella specie umana che, così si crede, ha sterminato l’uno e l’altro ominide dall’Europa e dal Sud Est Asiatico rispettivamente, e dalla quale deriviamo tutti noi.

«Una delle domande che abbiamo interesse a esplorare in futuro – sottolinea la Pugach – è il grado di commistione con gli ominidi di Denisova, evidente nel genoma degli aborigeni australiani e della Papua Nuova Guinea». «Se ci riusciamo – continua la studiosa – saremo in grado di rispondere a domande sulla prima colonizzazione umana del Sud-Est asiatico e dell’Australia, e potenzialmente anche individuare il percorso che i primi esseri umani fecero quando uscirono dall’Africa».

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