Dall’India, una ricerca fatta con il cuore…

sudden-cardiac-arrestMukesh Jain, scienziato indiano che si occupa di ricerche sull’apparato cardiovascolare, ha recentemente affermato che le evidenze emerse dallo studio di persone che soffrono di malattie cardiache avvalorerebbero l’idea che esista un legame molecolare tra i ritmi circadiani del corpo umano e l’arresto cardiaco o la morte cardiaca improvvisa. Tale legame sarebbe stato originariamente scoperto nei topi di laboratorio. Jain ha sottolineato che gli studi hanno individuato un fattore, precedentemente non notato, nell’impulso elettrico cardiaco, che provocherebbe un improvviso battito irregolare delle principali camere cardiache, portando nei casi più gravi all’interruzione del flusso di sangue al cervello e al corpo. Tale fattore è chiamato fibrillazione ventricolare e sarebbe la causa di incoscienza e morte cardiaca improvvisa, a meno che non si intervenga con un defibrillatore al fine di riportare il cuore al suo battito regolare.

Le ore in cui si verifica con più frequenza la morte cardiaca improvvisa dovuta a fibrillazione ventricolare coprono una fascia che va dalle 6.00 alle 10.00 del mattino, con un picco più breve nel tardo pomeriggio. Gli scienziati hanno a lungo sospettato l’esistenza di un legame tra la morte cardiaca improvvisa e l’orologio biologico che tutti abbiamo nel cervello e che governa i cicli di sonno e veglia delle 24 ore, chiamati appunto ritmi circadiani, i quali coordinano a loro volta una serie di funzioni del corpo in risposta all’ambiente esterno.

Il team di ricerca di Mukesh Jain ha scoperto che una proteina, chiamata KLF15, aiuta a regolare l’attività elettrica del cuore, ed è presente nel corpo a livelli variabili durante tutta la giornata. La funzione della KLF15 è di permettere a determinate sostanze di entrare e uscire dalle cellule cardiache; la presenza e/o assenza di tali sostanze sarebbe, appunto, a fondamento del mantenimento di un battito cardiaco regolare. Innanzitutto, il team ha scoperto che i pazienti con insufficienza cardiaca hanno livelli più bassi di KLF15. Quindi, i ricercatori hanno stabilito, mediante sperimentazione su topi di laboratorio, che la KLF15 costituisce il legame molecolare tra la morte cardiaca improvvisa e il ritmo circadiano: i topi con bassi livelli di KLF15 hanno esibito infatti gli stessi problemi cardiaci presenti nelle persone soggette a morte cardiaca improvvisa.

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