L’India che pensa alle donne: il progetto della Society for Elimination of Rural Poverty

L’attuale condizione delle donne in India è certamente difficile, come testimoniano alcuni recenti casi. Tenendo ben presente questa particolare e allarmante situazione, sarebbe però sbagliato non considerare alcuni concreti esempi che testimoniano la volontà di modificare sostanzialmente il ruolo e la percezione delle donne nella società indiana. Si tratta di piccoli passi in avanti, che permettono di guardare al futuro con maggiore ottimismo, visto che le stesse protagoniste di questi esempi positivi si sentono felici e realizzate.

Francesco Brunello Zanitti durante una riunione di un S.H.G. nei pressi di Hyderabad

Francesco Brunello Zanitti (in fondo) durante una riunione di un S.H.G. nei pressi di Hyderabad

Il caso su cui vorrei soffermarmi riguarda i programmi governativi del SERP (Society for Elimination of Rural Poverty), un’organizzazione messa in piedi dal governo dell’Andhra Pradesh a partire dai primi anni ’90. Il SERP è affiliato al Dipartimento per lo Sviluppo Rurale e ha il compito principale di migliorare la condizione di vita delle comunità rurali e combattere efficacemente la povertà. Assieme a questo obiettivo generale, esistono specifici servizi rivolti a gruppi svantaggiati, come le persone disabili e i giovani disoccupati, così come quelli esclusivamente dedicati alle donne dei villaggi. Lo scopo di quest’ultimo programma è quello di potenziare e mobilitare l’universo femminile delle aree rurali, in modo tale da renderlo maggiormente autonomo e conscio della propria importanza all’interno di una società essenzialmente conservatrice e basata su una rigida struttura familiare patriarcale.

I programmi del SERP si basano su un sistema organizzato, all’interno del quale le donne di villaggio che intendono usufruire del servizio sono raggruppate in alcuni piccoli organismi, chiamati Self Help Group (S.H.G.), solitamente composti al massimo da dieci donne. Nei paesi dell’Andhra Pradesh l’obiettivo minimo per singolo villaggio è quello di raggiungere il numero di venti S.H.G. Il numero totale di questi gruppi dipende comunque dalla forza del paese e dal numero della popolazione, nonché dalle stesse donne interessate al progetto. Ogni gruppo dispone di un leader eletto per un certo periodo di tempo: tutti i membri possono diventare capi della propria “squadra”, che devono guidare in modo tale da raggiungere gli obiettivi prefissati. Gli S.H.G. di un villaggio sono poi inseriti in un unico organismo (Village Organization, V.O.). Ogni V.O. ha un presidente eletto dai leader dei diversi S.H.G., un vice-presidente, un segretario generale, un tesoriere e un joint-secretary. I V.O. rispondono a un ulteriore gruppo di categoria superiore, basato a livello di mandal e chiamato mandal samakhya (i mandal equivalgono ai nostri comuni); questi ultimi sono successivamente diretti a livello distrettuale (la nostra provincia) da un altro organismo chiamato zilla samakhya. Ad esempio, il distretto di Nizamabad nella regione del Telangana è composto da 36 mandal samakhya, circa 11000 V.O. e 36000 S.H.G. L’intero Andhra Pradesh, composto da 22 distretti, vede circa 12 milioni di donne impegnate in questo progetto.  

La sostanza del programma, basato su un sistema di microcredito, prevede che ogni S.H.G., seguito dal personale SERP, apra un conto bancario in una qualsiasi banca statale indiana. Le donne che decidono di utilizzare questo servizio, vengono organizzate in diversi S.H.G. e sono tutte chiamate a versare una quota di 50 rupie (circa 60 centesimi di euro), giungendo dunque a un totale di 500 rupie come base economica iniziale per ogni gruppo. Il versamento al proprio gruppo viene effettuato ogni mese a partire dall’apertura dello S.H.G. In questo modo, dopo sei mesi e la messa da parte di 3000 rupie (circa 35 euro), la banca può disporre un prestito agevolato di 50000 rupie (circa 600 euro) al gruppo, attraverso il quale le donne sono in grado di avviare personali attività lavorative, dividendo in parti uguali (5000 rupie a testa, 60 euro) la somma complessiva prestata dalla banca. Grazie all’apertura di un negozio, all’acquisto di materiale agricolo che permette loro di poter lavorare e guadagnare qualcosa autonomamente, può essere raggiunto l’obiettivo minimo, ossia restituire il prestito alla banca entro due anni, disponendo comunque di un limite massimo di cinque anni. Per i gruppi particolarmente virtuosi che riescono a completare il programma con la chiusura del prestito, il successivo mutuo bancario viene raddoppiato (nel nostro esempio si passa a 100.000 rupie, 1200 euro), sempre per cinque anni. Il terzo livello prevede un prestito di 200.000 rupie (2400 euro), mentre il quarto e ultimo scaglione è di 500.000 rupie (quasi 6000 euro). Le principali attività svolte dalle donne, all’interno del sistema SERP, sono ad esempio: acquistare materiale agricolo; aprire piccoli negozi, soprattutto di vendita al dettaglio (chiamati in India kirana shops, dove si può trovare di tutto per la casa); acquistare bestiame (in particolare in Andhra Pradesh, bufali per la vendita quotidiana di latte e capre); comprare i cosiddetti ato assieme ai mariti (equivalenti alla nostra “Ape” della Piaggio, vengono utilizzati come mini-taxi nelle città indiane o per collegare i villaggi nelle aree rurali). Queste e altre attività risultano preziose per la stessa famiglia, dal momento che molte donne utilizzano il denaro guadagnato per l’educazione dei figli, la costruzione di un’abitazione migliore o le cure sanitarie. Per le donne che hanno successo nelle loro attività e che si dimostrano più efficienti nel lavoro c’è la possibilità di attivare ulteriori prestiti autonomi a interesse agevolato da banche statali, con la garanzia dello stesso S.H.G. di cui fanno parte.

Questo programma è predisposto con una particolare attenzione per le persone povere, soprattutto appartenenti alle Other Backward Classes (OBC), Scheduled Castes e Scheduled Tribes (SC/ST) (Le OBC sono solitamente collegate alla categoria dei shudra, mentre alle SC/ST appartengono i dalit e tribali, ma anche gli appartenenti a caste superiori, se effettivamente poveri, possono aderire al progetto). In teoria, potrebbero partecipare anche le donne di famiglie agiate di qualsiasi casta, ma dalle testimonianze che ho raccolto nei villaggi visitati, i ricchi non sembrano particolarmente interessati.

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