Afghanistan: la posta in gioco, un libro e un incontro

afghanistan_transizioneIl 2014 sarà estremamente importante per l’Afghanistan. È stato definito da numerosi analisti internazionali come un anno di transizione, viste le elezioni presidenziali svoltesi lo scorso 5 aprile e l’uscita di scena del contingente internazionale dell’ISAF, previsto per la fine di quest’anno.

L’Afghanistan, descritto negli anni ’30 dal poeta pakistano Muhammad Iqbal come «il cuore dell’Asia», è caratterizzato da ormai più di trent’anni da una complessa situazione interna che potrebbe, malgrado alcuni positivi risultati degli ultimi anni in campo sociale ed economico, ulteriormente peggiorare.

Lo Stato afghano presenta pertanto molteplici sfide da affrontare, dovute in prima istanza dalle divisioni di tipo etnografico, settario, religioso, così come dalla dicotomia città/campagna, cresciuta negli ultimi decenni. A una complicata situazione interna, si collegano differenti interessi, spesso tra loro contrapposti, di molteplici Paesi, attori regionali confinanti o Potenze globali (Stati Uniti, Russia, Cina, Unione Europea).

La geografia è fondamentale per comprendere queste problematiche. Diversi Stati guardano infatti all’Afghanistan con grande attenzione, a causa dell’importante posizione strategica ricoperta dal territorio amministrato da Kabul, il quale può essere definito come un ponte di collegamento tra l’Asia meridionale e l’Asia centrale, così come tra il Vicino e l’Estremo Oriente. In questo senso numerosi progetti commerciali hanno coinvolto e coinvolgeranno l’Afghanistan, come ad esempio gasdotti, oleodotti e corridoi di trasporto, data la citata importanza geografica assunta dal Paese asiatico.

Molto spesso però gli interessi di Potenze esterne hanno complicato la politica interna, destabilizzando lo Stato afghano e comportando una situazione di pericolosa instabilità. Pensiamo solamente al Grande gioco del XIX secolo tra Impero russo e Impero britannico che coinvolse anche l’Afghanistan, Stato cuscinetto tra l’Impero di Mosca e il Raj britannico, e che comportò la creazione della cosiddetta Linea Durand, la quale divide ancora oggi Afghanistan e Pakistan. Un confine mai riconosciuto da Kabul, ma soprattutto dalle popolazioni pashtun a ridosso della frontiera afghano-pakistana, che sono appunto divise in due differenti Stati da questa demarcazione artificiale, adatta per indicare i limiti delle rispettive zone d’influenza. Si può fare riferimento anche al periodo della Guerra Fredda, della quale un capitolo importante fu combattuto proprio in Afghanistan, invaso nel 1979 dall’URSS, ma decisamente influenzato negli anni successivi dalle conseguenze del supporto statunitense ai mujaheddin anti-sovietici. Parlando di potenze esterne interessate all’Afghanistan, non si può non citare il vicino Pakistan, che a partire dagli anni ’70 ha assunto un ruolo sempre più importante nel contesto politico interno afghano, ad esempio sostenendo direttamente negli anni ’90 i Talebani, durante la guerra civile per la conquista di Kabul e successivamente quando governarono il Paese, creando l’Emirato islamico dell’Afghanistan (1996-2001). Si può ricordare in questo contesto la competizione indo-pakistana, la quale coinvolge non solo i contenziosi nel Subcontinente indiano, ma anche l’Afghanistan, visti i contrapposti interessi nell’Hindu Kush. Un pericolo per il futuro della regione è dato dal fatto che il dialogo tra India e Pakistan, due potenze nucleari, possa arenarsi non solo sulle comuni rivendicazioni legate al Kashmir (recentemente definito dal capo dell’esercito pakistano Generale Raheel Sharif come la giugulare dello Stato pakistano), ma anche su quelle inerenti l’Afghanistan e l’Asia centrale. Molti analisti, sia indiani sia pakistani, sostengono che la destabilizzazione del territorio afghano sia in parte dovuta proprio a una sorta di proxy war combattuta indirettamente da Nuova Delhi e Islamabad. Ecco perché il concretizzarsi di un dialogo Afghanistan-Pakistan-India, con un deciso supporto della Comunità Internazionale, potrebbe essere un fattore decisivo per la stabilità non solo dell’Afghanistan, ma anche dell’Asia meridionale e della stessa Asia, vista l’importanza di questi tre Paesi per il continente.

Il futuro afghano non sarà comunque influenzato solamente dal rapporto indo-pakistano. Esistono altre importanti questioni che dovranno essere affrontate, come il traffico di esseri umani, il commercio della droga e la coltivazione di oppio, in aumento rispetto agli ultimi decenni, la competizione per le risorse idriche e le tensioni di carattere etnico che coinvolgono i vicini Paesi dell’Asia centrale. Vista l’importante posizione geografica assunta dall’Afghanistan, è altamente probabile che il Paese sarà al centro della competizione futura tra NATO e Russia, una contrapposizione riemersa nell’Europa orientale durante la crisi ucraina, ma che potrebbe trovare ulteriori sviluppi anche in Asia centrale, coinvolgendo dunque l’Afghanistan; senza dimenticare il pivot degli Stati Uniti in Asia per limitare l’emergere della Cina, interessata agli sviluppi afghani e alle risorse naturali dell’Asia centrale, così come la contrapposizione tra Arabia Saudita e Iran, vista la tradizionale avversione tra sunniti e sciiti che coinvolge non solo il Vicino Oriente, ma anche i territori afghani e pakistani.

L’Afghanistan attraverserà dunque una fase cruciale nei prossimi mesi, difficile da decifrare e che potrebbe comportare nuovamente una situazione d’instabilità, coinvolgendo la regione circostante e i diversi Stati citati, in vista del ritiro dell’ISAF.

Per questi motivi l’IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) in collaborazione con la Fuoco Edizioni, ha da poco pubblicato il volume Af-Pak: la sfida della stabilità. Il futuro afghano e pakistano tra interessi contrapposti e cooperazione regionale di Francesco Brunello Zanitti, direttore scientifico dell’IsAG e collaboratore di Crocevia. Si tratta del primo libro della collana Giano, diretta dallo stesso Brunello Zanitti e da Tiberio Graziani, che ha come obiettivo la pubblicazione di ricerche afferenti alle relazioni internazionali. Af-Pak: la sfida della stabilità si pregia della prefazione dell’Ambasciatore Roberto Toscano (già ambasciatore nella Repubblica dell’India e nella Repubblica Islamica d’Iran, nonché membro del Consiglio di presidenza dell’IsAG) e dell’introduzione di Lamberto Zannier (Segretario Generale dell’OSCE).

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Per discutere di questi e altri temi inerenti il contesto afghano, l’autore del libro interverrà il prossimo 10 maggio all’incontro L’Afghanistan in transizione, che si terrà a Roma presso la sede de La Civiltà Cattolica.

La collaborazione tra l’IsAG e la Fuoco Edizioni non si limita solamente alla collana “Giano”, visto che recentemente, grazie a questa sinergia, sono state create altre due collane. Heartland, diretta da Daniele Scalea e Tiberio Graziani, esplicitamente dedicata alla teoria e alla storia della geopolitica, e Orizzonti di Eurasia, diretta da Dario Citati e Tiberio Graziani, finalizzata alla pubblicazione di volumi inerenti lo studio dell’Eurasia. Nella collana Heartland è stato pubblicato il libro Halford John Mackinder: dalla geografia alla geopolitica di Daniele Scalea, mentre la collana Orizzonti di Eurasia è stata inaugurata dal libro L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà nel Kazakhstan contemporaneo a cura di Dario Citati e Alessandro Lundini.

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