La Cina ripensa le leggi a protezione dell’ambiente

Beijing+Smog+TwoVisti i preoccupanti livelli di inquinamento di aria, di acqua e suolo, la Cina ha recentemente approvato un pacchetto di leggi a protezione dell’ambiente. Gli emendamenti, varati dal Comitato permanente del Congresso Popolare, rappresentano la prima modifica alla legge di protezione ambientale entrata in vigore nel 1989, che in tal modo viene di fatto aggiornata a nuovi parametri e contromisure.

La nuova legge sarà effettiva a partire dal 1 gennaio 2015 e, tra le nuove norme, vi sono sanzioni più severe contro chi inquina, deincentivando in tal modo molte industrie a scegliere di pagare le multe attualmente previste invece di investire in tecnologie “pulite”. A tale proposito, l’agenzia Xinhua ha riferito un esempio citato dal legislatore Xin Chunying: con la legge attuale a una società che ignorasse l’obblico di utilizzare un generatore di energia a norma, del valore approssimativo di 500.000 yuan (circa 58.000 euro), è comminabile una multa di soli 10.000 yuan (circa 1150 euro). Con la nuova legge questa eccessiva disparità tra costi di messa a norma e sanzioni dovrebbe essere superata.

La nuova legge modifica anche il sistema di valutazione per i funzionari governativi, accorpando di fatto la tutela dell’ambiente all’interno dei parametri rilevanti nella valutazione del raggiungimento degli obiettivi di crescita economica. Inoltre, darebbe alle ONG maggiori possibilità di intraprendere azioni legali contro gli inquinatori. Questo ultimo punto potrebbe rivelarsi particolarmente significativo, dal momento che secondo le normative al momento vigenti, per i privati cittadini non è semplice ricorrere a una denuncia in tribunale per danni ambientali causati da fabbriche e centrali elettriche. L’11 aprile scorso, ad esempio, nelle riserve di acqua destinate a più di 2,4 milioni di persone della città di Lanzhou, nella provincia di Gansu, a nord ovest della Cina, è stato rilevato un livello preoccupante di benzene, sostanza notoriamente cancerogena. Quando cinque cittadini hanno citato in giudizio la società idrica locale, accusandola di insabbiamento, il tribunale ha respinto rapidamente il caso. Secondo i media statali, la corte ha stabilito che «solo le agenzie e le organizzazioni che sono previste dalla legge» (e quindi non i privati cittadini) sono autorizzate a presentare denunce relative a inquinamento. Con la nuova normativa, invece, i cittadini potranno avvalersi del tramite delle ONG per sporgere denuncia.

Ma le problematiche da affrontare sono molte e molto grosse e, come giustamente rileva l’agenzia Xinhua, «sebbene l’approvazione delle revisioni delle legge ambientali è un buon motivo per gioire, sarebbe ingenuo credere che la nuova legge possa risolvere automaticamente tutti i problemi», poiché «i problemi ecologici della Cina sono il risultato di decenni di inquinamento sconsiderato». A tale proposito, per quanto concerne l’inquinamento del terreno, è di pochi giorni fa la comunicazione ufficiale del ministero dell’ambiente in cui sono stati riferiti i risultati di un sondaggio condotto tra il 2005 e il 2013. Dal sondaggio emerge che metalli pesanti e altri agenti inquinanti sono presenti in più del 16% del suolo cinese e, dato assai sconcertante, in quasi un quinto della terra coltivabile. Il 18 aprile scorso, solo per fare un esempio, a Pechino è stato reso noto che diversi lotti di riso coltivati nella provincia di Hunan sono risultati fortemente contaminati da cadmio. A queste considerazioni relative a acqua e terreno si deve aggiungere lo stato relativo all’inquinamento forse più “visibile”, ossia quello atmosferico, che continua a soffocare in una coltre di smog vaste aree della Cina, in particolare a est e a nord. Già solo nei primi 4 mesi di quest’anno Pechino ha avuto sei giorni in cui l’indice di qualità dell’aria ha toccato il livello record di 500, su una scala che considera 100 la soglia oltre la quale l’inquinamento inizia ad avere effetti nocivi sulla salute.

La recente revisione della legge sull’ambiente dovrebbe avere anche ripercussioni sociali positive, almeno questo è quanto sperano le autorità cinesi, che si dicono sempre più preoccupate del fatto che il deterioramento delle condizioni ambientali possa provocare disordini, come è in effetti successo all’inizio di aprile, quando centinaia di manifestanti si sono scontrati con la polizia mentre protestavano contro la proposta di un impianto petrolchimico da costruirsi nella città di Maoming, in provincia di Guangdong, nella Cina del sud.

Shortlink:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *