Perché guardare a Oriente? Lo leggiamo qui…

perché orientePietro Piro – Krishna Del Toso (a cura di), Perché guardare a Oriente? Prospettive, risorse e visioni di un mondo non più lontano, Tipheret, Acireale-Roma 2013, pp. 310, ISBN: 9788864960920.

Dall’Introduzione:

I testi contenuti in questo libro, sono stati scritti in occasione della quarta edizione del Seminario Popolare sul Pensiero dell’Estremo Oriente. la questione centrale del seminario, svoltosi a Termini Imerese dal 5 al 6 maggio 2012, è stata sintetizzata in una domanda: Perché guardare a Oriente? nel tentativo di affrontare la ricchezza ermeneutica di questa domanda, studiosi provenienti da tutta Italia, insieme a un pubblico attento e interessato, si sono sforzati di aprirsi a un domandare che non implicasse, come in un gioco delle parti, una risposta pre-confezionata. Tuttavia, la straordinaria ricchezza di stimoli, il gioco sottile delle suggestioni reciproche, la danza notturna delle discussioni intime, non sono possibili da riprodurre nella loro integrità attraverso la parola scritta a chi non ha potuto prendere parte a quei momenti. Il primato è dunque dell’oralità e dell’esperienza vissuta rispetto al libro che rappresenta, quasi sempre, una sintesi certamente importante ma necessariamente parziale. non tutti gli studiosi che sono intervenuti sono riusciti a fornire un contributo scritto e altri che non erano potuti essere presenti hanno invece trovato il modo di partecipare. Questo libro dunque, rappresenta un ulteriore sviluppo di un percorso che pur nelle sue asprezze e continue difficoltà, aggrega sempre più persone in uno sforzo di comprensione degno della massima considerazione. la peculiarità di questa esperienza vissuta è stata rappresentata dal tentativo di convergere tutti in un’unica direzione. ogni relatore, a partire dalle proprie competenze e dai propri interessi, ha cercato di chiarire, in modo semplice e popolare, perché è necessario conoscere e approfondire il tema a lui caro, legato a un aspetto del pensiero orientale (musica, arte, filosofia, storia, cinema, etc.). In questo modo, si è cercato di trovare ragioni vitali e non esclusivamente accademiche o commerciali, per accostarsi all’Oriente. Il tentativo di fondo è stato quello di avvicinare quante più persone possibili a una cultura che rimane, nonostante l’accelerazione dei ritmi globalizzanti, relegata in secondo piano e ristretta o al cerchio magico degli specialisti o esposta alla banalizzazione del pensiero unico. si è cercato dunque, di offrire delle risposte che possano essere un vero punto d’inizio per chi, spesso carico di pregiudizi, si accosta per la prima volta a un mondo così complesso e affascinante. la sfida non è stata semplice. È stato necessario aprirsi al dialogo interrogante e stabilire insieme ragioni superiori e condivise. Tuttavia, anche se lo sforzo di comprendere e d’interrogare è stato sincero e profondo, non siamo ancora giunti a nulla di concluso. non abbiamo fatto altro che porre le basi per una ricerca in corso d’opera che necessariamente, implichi il coinvolgimento di molte altre competenze che possano permetterci di giungere, nel corso del tempo, a una visione sempre più ampia e integrata. È questo l’auspicio con cui si sono conclusi i lavori di questa edizione del seminario: continuare nella ricerca e coinvolgere quante più persone possibili in uno sforzo che necessariamente ci conduca tutti a una maggiore chiarezza. Forse, mi sia permesso questo dubbio, in questo caso è più importante il percorso che non la meta, l’obbligo di continuare a pensare rispetto alla staticità della risposta ottenuta una volta per tutte.

Rileggendo il volume per intero, l’impressione più forte che si ha è quella della grande differenza tra le relazioni. diverse per lunghezza, intensità, riferimenti, mostrano una pluralità di approcci che rivelano la molteplicità delle manifestazioni dell’Io che è forse, ciò che contraddistingue in maniera radicale lo stile di pensiero occidentale. È proprio nelle manifestazioni dell’Io che il mitologo J. Campbell individuava la linea di frattura tra oriente e occidente:

In breve, i principi riguardanti l’Io, il libero pensiero, la libera volontà, l’agire sotto la propria responsabilità sono in quella società aborriti e respinti come antitetici a tutto ciò che è naturale, buono vero; tanto che l’ideale dell’individuazione, che nella visione di Jung è l’ideale della salute psicologica e di una vita adulta, in oriente è semplicemente sconosciuto. […] non ci sono concessioni di nessun genere per ciò che in occidente sarebbe concepito come maturazione dell’Io. e come risultato, per dirla in termini semplici e chiari, l’oriente non ha mai distinto l’Io dall’Es. […] la virtù dell’orientale è paragonabile, allora, a quella di un buon soldato, ligio agli ordini, personalmente responsabile non dei suoi atti, ma solo della loro esecuzione. e dal momento che tutte le leggi alle quali egli è fedele sono state trasmesse in un passato infinito, non ci potrà essere nessuno, in nessun luogo, personalmente responsabile di quello che sta compiendo. e nemmeno ci fu mai, perché le leggi derivarono (o almeno si suppone che fossero derivate) dall’ordine dell’universo stesso. Poiché alla fonte di quest’ordine universale non c’è nessun dio individuale o essere dotato di volontà, non soltanto una forza o un nulla totalmente impersonale, al di là del pensiero, aldilà dell’essere, anteriore alle categorie, mai nessuno, in nessun luogo, è stato responsabile di nulla, visto che gli stessi dèi sono semplicemente gli operatori di un caleidoscopio perennemente mobile di illusioni che appaiono e scompaiono: un mondo senza finalità.

Oggi, questo mondo senza finalità, che Campbell posizionava nell’Oriente, è stato soppiantato dal mondo del profitto (che della finalità conosce ogni minima implicazione) che utilizza la tecnica come strumento di dominio e di potenza. Tra oriente e occidente, soprattutto negli ultimi venti anni, molte differenze sembrano essere state appianate da una visione commerciale del mondo che ha reso il nostro pianeta un enorme centro commerciale dove abitanti di un globo livellato, s’affannano avanti e indietro nella speranza di accaparrarsi quel brandello di felicità che oramai le immagini tradizionali della religione, della cultura e della politica, hanno delegato alla magia (sempre più sottile) dei persuasori occulti.

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Indice

Introduzione di Pietro Piro. 

Pietro Piro – Perché guardare Oriente nell’epoca della Tecnica? 

EAST AND WEST 

Ramkrishna Bhattacharya – Prehistory of Geometry in the East and the West. 

María Teresa Román Lopez – ¿Oriente y Occidente? 

VICINO ORIENTE 

Alberto Samonà – Esicasmo ed Energie increate nella Cristianità d’Oriente: una porta verso se stessi. 

Marco Miano – Musica e letteratura nell’esperienza spirituale della cultura religiosa dell’Islām. 

INDIA 

Luca Canapini – Meditazioni sulla Bhagavad Gita: l’anima e le tre influenze. 

Igor Spanò – Cosmogonia cromatica: dalle Upaniṣad al Sāṃkhya. 

Valentino Bellucci – La pratica del Bhakti-Yoga  secondo la tradizione Vaishnava. 

Krishna Del Toso – Tutto in questa vita: considerazioni sull’etica e la morale dei Cārvāka/Lokāyata. 

CINA 

Giusi Tamburello – Via con te di Liu Ruoying, lettura in prospettiva di un romanzo cinese contemporaneo. 

GIAPPONE 

Aldo Tollini – Il pensiero di Dogen Zenji (1200-1235) nella prospettiva dell’uomo moderno. 

Daniela Sadun – Da Van Gogh a John Galliano. Influenze giapponesi nell’arte occidentale. 

Giuseppe Vitello – Shohei Imamura. Il profondo desiderio degli uomini. 

PSICOTERAPIA, FILOSOFIA,  LETTERATURA IN DIALOGO CON IL  PENSIERO ORIENTALE 

Antonio Sperandeo – La declinazione del tempo in psicoterapia quale legame tra cura e meditazione. 

Giovanni Nancini – Riflessioni sull’Oriente a partire da H. Bergson. 

Mariana Urquijo Reguera – Tagore e Bergson: Cammini antagonisti e convergenti tra Oriente e Occidente. 

Gianfrancesco Iacono – Gabriele D’Annunzio e Kawabata Yasunari, due esteti a confronto: impressioni di un lettore occidentale.

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