Il convegno “Il Sé – tra Oriente e Occidente”

Presentazione

«L’uomo è spirito. Ma che cos’è lo spirito?» – si chiedeva nel XIX secolo il filosofo danese Kirkegaard – «Lo spirito è il sé, un rapporto che si rapporta a sé stesso e così si rapporta a un Altro». Sé come un altro, titolava il pensatore francese Paul Ricoeur in una delle sue ultime grandi opere d’ermeneutica filosofica. Dire sé non è dire io, dunque la riflessione su di esso sopravanza forse le filosofie del soggetto. La cura di sé, cui tanto si dedicarono gli antichi saggi della comunità ellenistico-romana, ritorna nelle trame di Michel Foucault, nei laboratori di pratica filosofica, nei settings psicoterapeutici. Il riflessivo della prima persona grammaticale apre la domanda sull’identità nella sua costitutiva estraneità. Il percorso dall’ego al sé è compiuto dai fenomenologi di ultima generazione per illuminare la nostra condizione di spiriti incarnati. Della realtà dinamica e relazionale del sé si occupa la ricerca psicologica, senza pervenire a una definizione univoca. Jung scriveva: «Individuarsi significa diventare un essere singolo, diventare sé stessi, attuare il proprio Sé», dentro e oltre le sue ferite al centro della mente. Sé è anima vivente, corpo proprio, pienezza dell’umano e rimando al divino.

In Oriente la discussione sul sé ha da sempre occupato il nucleo di ogni confronto filosofico: il sé, l’ātman, secondo la Bṛhādaraṇyaka Upaniṣad emergerebbe dagli abissi della sua solitudine nel momento in cui si accorge di sé stesso – allo Spirito, quando prende coscienza di sé, il testo fa dire infatti aham brahmāsmi, «Io sono il Brahman». È proprio in questa banale quanto profonda e puntuale affermazione che le filosofie indiane ortodosse rintracciano la costitutiva identità tra Sé ed Essere: il sé è! Ma che cosa è il sé? Due sono principalmente le risposte che l’oriente indiano ha dato a questa domanda fondamentale: per le scuole hindū il sé è realtà/verità (tattva/satya) perché – come sostiene instancabilmente Śaṃkarācārya – l’unica vera realtà è puramente Sé, laddove per il buddhismo invece il sé semplicemente non è. Sabbe dhammā anattā, «Tutte le cose sono non-sé», afferma con forza il Buddha a più riprese: il sé sarebbe dunque solamente un’illusione d’unità che ciascuno di noi erroneamente sperimenta quando si rapporta a sé stesso, sarebbe null’altro che un’illusione d’unicità che ognuno pensa di essere quando si confronta con l’altro. Il sé, direbbe Nāgārjuna, è una parola vuota. È proprio il contrasto dottrinario tra il realismo hindū e l’anti-realismo buddhista ad aver segnato una delle più intense e profonde pagine della storia della filosofia orientale, i cui sviluppi dialettici hanno coinvolto tutti quei temi che ogni pensare, affinché sia un autentico pensare, non può esimersi dal riconoscere ed affrontare: essere e non-essere, etica e morale, razionalità e misticismo.

Intorno a questo denso nucleo tematico studiosi di religioni e filosofie orientali si confronteranno con filosofi legati alla tradizione classica e cristiana nella città di Trieste, crocevia di culture già in passato, tanto più nel presente turbinoso della globalizzazione. Occasione del confronto inter-religioso e inter-culturale è stato il dialogo filosofico tra due pensatori che a Trieste hanno lungamente lavorato e ancora lavorano: Maurizio Pagano e Aldo Magris.

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Lunedì 11 gennaio 2010, Trieste, Auditorium del Salone degli Incanti

01 – Aldo Magris (Università di Trieste): Maurizio Pagano studioso di Hegel (40m.21s).

02 – Fabio Polidori (Università di Trieste): Verità dell’altro (32m.06s).

03 – Massimo Raveri (Università Ca’ Foscari di Venezia): Il problema dell’io nel buddhismo esoterico contemporaneo (39m.06s).

Martedì 12 gennaio 2010, Trieste, Palazzo Brambilla Morpurgo, Sala conferenze

04 – Maurizio Pagano (Università del Piemonte Orientale): Aldo Magris: libertà e destino (40m.03s).

05 – Claudio Ciancio (Università del Piemonte Orientale): Il sé come immagine dell’assoluto (28m.03s).

06 – Giangiorgio Pasqualotto (Università di Padova): Il Sé nell’Hindūismo e il sé nel Buddhismo (32m.39s).